Lo ha trasmesso lo scorso mercoledì notte Rai Movie e guardarlo è come perdersi nelle strade della Francia, dove il nostro Joachim Zand (lo interpreta l'attore e regista Mathieu Amalric, bravissimo e convincente, che mette al protagonista lo stesso cognome materno) conduce le ragazze del palco. Lui, ex produttore televisivo francese, è tornato dall'America in patria in cerca di successo e, innanzi tutto, in cerca dei suoi figli. La vera mission impossible è questa: la tournée -interpretata da vere performer californiane di New Burlesque e con gli spettacoli registrati in una reale tournée francese- ha grande successo, la ricerca dell'amore dei figli un po' meno.
Scrive Roberto Escobar sulle pagine dell'Espresso: “Ci sono due storie, in “Tournée”. La prima, la più evidente e anche la meno originale, è quella di Joachim Zand, impersonato dallo stesso regista Mathieu Amalric. Joachim è un impresario del New Burlesque, uno striptease paradossale e sarcastico praticato negli Usa, ma è soprattutto un uomo in fuga dal proprio passato, e da sé. Man mano che il film procede, si intuisce che qualcosa ne ha interrotto la carriera di produttore televisivo, e insieme ne ha spezzato la vita sentimentale, sia come marito sia come padre. Ora, portando in giro per la Francia le sue attrici, da quell’antico fallimento Joachim vorrebbe riscattarsi. Ne ha bisogno per se stesso, di fronte ai propri occhi. C’è poi un’altra storia, in “Tournée”, molto meno prevedibile e molto più “cinematografica”.
Senza che mai la sceneggiatura la porti direttamente in superficie, è la macchina da presa che la scopre e la racconta. Immagine dopo immagine, sequenza dopo sequenza, ne sono protagoniste Mimi Le Meaux, Kitten on the Keys, Dirty Martini, Julie ed Evie. Ognuna nella parte di se stessa, si mostrano a veri pubblici, in un vero giro di spettacoli, da La Rochelle a Bordeaux. Vengono dall’altra parte dell’Atlantico, le cinque spogliarelliste. Nella finzione narrativa le ha portate in Francia Joachim. Nella realtà, ovviamente, è Amalric che ce le ha portate. E ora con l’occhio del suo cinema il quarantaseienne attore e autore francese sta loro addosso, quasi cercasse in loro e nelle loro vicende un racconto che desse misura e senso al suo film.
Scrivendo “Tournée” insieme con Marcelo Novais Teles, Amalric s’è molto vagamente ispirato a “I retroscena del music-hall”, pubblicato nel 1913 da Colette, e a quell’istinto di libertà che - sostiene - si avverte nel racconto di una donna che sceglie di spogliarsi e mostrarsi nuda su un palcoscenico. Che un tale istinto si ritrovi o non si ritrovi nel film, certo però i corpi eccessivi delle protagoniste - e la loro umanità intelligente, immediata - eccedono e negano l’estetica erotica dei nostri anni, e tutta la sua ovvia, prepotente mitologia maschile. Nei loro fianchi sovrabbondanti, nella cellulite che deborda dai loro costumi, nell’impudenza con cui si esibiscono, in tutto questo s’avvertono una dignità e una fierezza almeno pari al loro vitalissimo coraggio. E alla fine questa loro “storia” profonda conta molto di più delle vicissitudini, qualcuna inutile e qualche altra già vista, del povero Joachim Zand”.
“Benvenute nel mondo dove il reale si confonde con l’irreale.
Dove tutti son buoni e tutti son cattivi.
Dove resistere è la parola d’ordine.
Dove lo zucchero vi addolcirà la pillola.”
E questo film che narra una tournée di burlesque è esso stesso è un pezzo di burlesque. Certo, senza il palco, il pubblico, le luci, è difficile rendere l'atmosfera vera, un po' folle, del burlesque, ma il regista ci prova, ci mette l'anima e i risultati sono ottimi. Rimane nello spettatore la voglia di entrare in questo mondo molto femminile, fatto da donne per le donne (anche se esiste un boylesque).
Una delle cinque protagoniste -nessuna giovanissima- a un certo punto spiega così il new burlesque: “Il Burlesque è il ballo di una donna per le altre donne”. E poco dopo: “Ci vuole tempo prima che una donna impari ad amare il proprio corpo”. Ma il burlesque non erotismo, soprattutto è finzione: il travestimento crea la molteplicità, e in questa proliferazione di 'io', di sessi, di colori, di nomi, ognuna delle attrici assume una identità diversa che in qualche modo è di cesura col presente e col passato. E questa molteplicità, questa possibilità di reinventarsi sul palco, di perdersi e di ritrovarsi con un altro nome, altri vestiti, altri capelli e cappelli, è il modo di vivere la vira scoprendone sempre più le infinite possibilità.
La commessa del supermercato dove Joachim va a far spesa lo riconosce, riconosce l'attrice che è con lui, e vorrebbe a ogni costo mostrare lì, davanti a tutti, il suo seno, per essere scritturata pure lei, per evadere da quella 'vita di merda'. Così il senso della tournée è tutto racchiuso nelle parole che una delle protagoniste rivolge a Joachim: “tu ci hai offerta un'avventura, l'avventura di una vita”.