La premessa è che si sapeva che ci sarebbero stati incidenti. Lo si sapeva da tempo, almeno dai primi di settembre. E non era una notizia 'riservata': circolava in molti ambienti -figuriamoci nei servizi segreti e in quelli di intelligence della polizia!- che gli autonomi, gli anarchici avrebbero considerato il percorso ufficiale della manifestazione (allora non si sapeva con certezza se il corteo sarebbe confluito su via Nazionale -poi chiusa- o su via Cavour -come è effettivamente stato) come una sorta di variabile. Come dire: cercheremo lo scontro. E sul web i segnali erano stati altrettanto chiari.
Oggi le cronache di Corrado Zunino (pag. 2 e 3) e di Carlo Bonino (pag. 8) su Repubblica raccontano bene le violenze dei black bloc e i possibili errori di chi ha diretto le operazioni di ordine pubblico, nonostante qualche funzionario di polizia sul campo (non chiuso negli uffici...) avesse suggerito la cosa giusta da fare.
Col senno di poi tutti sono capaci di fare tutto, non voglio improvvisarmi un esperto di ordine pubblico perché non lo sono, ma la prima manifestazione cui sono andato è stata 31 anni fa, insomma qualche opinione in merito ce l'ho e non credo che sarebbe stato impossibile tagliare fuori, prima di piazza San Giovanni, il gruppo dei black bloc, se solo si fosse seguito il parere di quei poliziotti che consigliavano di intervenire dentro il corteo, tanto più che i moltissimi manifestanti pacifici avevano già isolato i pochissimi violenti. Non solo, ma così facendo si sarebbe impedito ai non pochi 'cani sciolti' di rispondere all'appello dei black bloc accorrendo a San Giovanni e infoltendo le loro fila.
Aggiungo che ieri mattina ho visto coi miei occhi i Carc e molti incappucciati che giravano indisturbati nella zona Termini. La polizia non c'era, perché era passata la linea del controllo soft. Io non ho l'età e anche se non giro in giacca e cravatta non ho l'aspetto dell'agitatore, però intorno alle 13.45 mi sono fatto il percorso Termini-Quirinale a piedi con due sacche chiuse, passando a fianco di celerini e funzionari di polizia, e non c'è stato uno che mi abbia chiesto: “ma che accidenti c'è lì dentro?”.
Capisco l'idea del contenimento soft, capisco che la polizia si senta sotto osservazione e non voglia creare spunti di provocazione, e questo va benissimo quando c'è la manifestazione di un partito, quando c'è un servizio d'ordine interno, quando c'è la manifestazione per la libertà di informazione o per l'acqua pubblica, ma qui tutti sapevano che qualcosa sarebbe successo.
Democratici: dentro o fuori?
Ieri ho avuto un confronto su Facebook con un ex Ds, ora in Sel, che mi contestava alcune affermazioni. E' da ieri mattina che su Facebook ribadivo che andare in piazza, in quella piazza, con quelle previsioni di scontri, sarebbe stato un errore per il Pd. Non posso riportare l'intera conversazione, perché il “sellino” in questione mi ha tolto l'amicizia, eliminando ogni post, ma nell'ultimo intervento l'esponente di Sel, oltre ad accusare il Pd di moderatismo, di incapacità di capire l'Italia reale ecc, scriveva che io avrei gioito in caso di incidenti, poiché avevo più volte paventato la possibilità che la manifestazione sarebbe stata funestata da scontri.
Scrivevo in un post: “... sono stanco di far vincere le elezioni a Berlusconi, per colpa di chi, a forza di fare il puro e di epurare, rimane da solo. (…) l'obiettivo delle forze della sinistra radicale mi sembra che non sia quello di battere Berlusconi, ma togliere un po' di voti al Pd, rimettere il sedere nelle comode poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama, e continuare a far finta di fare opposizione. Per me una vera forza di opposizione deve puntare a diventare forza di governo, deve assumersi responsabilità di governo, e deve quindi cercare di guadagnare il 50% di voti più uno. Per il bene del Paese. Tutto qui”.
Aggiungevo poi: “Al di là delle nostre rispettive e diverse idee politiche, c'è qualche cosa che debbo puntualizzare. Da democratico, da figlio di poliziotto e da sostenitore della Polizia di Stato non le permetto di dire che la mia 'gioia' sarebbe quella di una manifestazione 'rovinata' da incidenti. Ho decine di amici che stanno sfilando: le sue sono parole gratuitamente offensive. E ricordi che manifestazioni come quelle di oggi rischiano di rovinarsi benissimo da sole, senza bisogno di infiltrati. E' l'estremismo, di ogni colore, che le rovina. Altro che infiltrati”.
Non c'è nessuna gioia nell'aver ragione, se la ragione si paga con la violenza che abbiamo visto ieri a Roma. C'è solo l'amarezza perché Berlusconi potrebbe di nuovo contare su una nuova fiducia, basata sul timore e sulla paura, di un'Italia moderata, che finalmente lo stava abbandonando. Il centrodestra sta già dicendo: "vedete? ecco, questi sono quelli che vogliono andare al governo, con loro succederà così!".
Una manifestazione del genere, con una molteplicità di sigle, senza leader riconosciuti cui fare riferimento, senza un servizio d'ordine interno, non era neanche da organizzare. I motivi della protesta sono condivisibili tutti, non così le risposte e non così il metodo.
La risposta meno convincente è quella che afferma: “il debito non è nostro e noi non lo paghiamo”. In apparenza il debito non è dei giovani scesi in piazza, ma chiediamoci perché in Italia è aumentato a dismisura il debito pubblico, chiediamoci se quei giovani non abbiano un genitore che lavora o ha lavorato grazie a una delle moltissime 'campagne di assunzione' messe in atto dalla Democrazia Cristiana, chiediamoci se ci ha fatto comodo o no la spesa sanitaria che aveva certo molti sprechi ma servizi gratuiti e diffusi, chiediamoci quanto ha inciso il costo dei dipendenti pubblici. Lo sanno gli 'indignati' che nel giro di un decennio il debito pubblico passò dal 33% rispetto al Pil degli anni Sessanta al 41% del 1975? Vogliamo dirlo o no che la spesa aumenta anche perché lo Stato offre ai suoi cittadini più protezione sanitaria, più istruzione, più servizi sociali, e lo fa senza aumentare le tasse?
Certo, è uno Stato che non ha mai messo all'ordine del giorno una patrimoniale, che non ha mai combattuto davvero l'evasione fiscale (ma se non siamo ipocriti diciamoci anche che se sparisse di colpo l'evasione fiscale, sparirebbero di colpo migliaia di imprese e decine di migliaia di posti di lavoro: è un'Italia malata, questa, che ha bisogno della cura riformista di un partito serio come il Pd, non delle promesse di Berlusconi o dei proclami della sinistra radicale).
Il debito è di tutti, insomma, perché tutti, o quasi tutti, ci hanno mangiato.
Il metodo è stato poco convincente quanto le risposte: sperare che lo spontaneismo degli 'indignati' fermasse le violenze era semplicemente utopistico.
Ci sono stati, però, segnali bellissimi che andrebbero riconosciuti da tutti, al di là delle idee politiche. Il primo segnale è stata la grande partecipazione popolare, il secondo il comportamento corretto, civile, pacifico del 99 per cento dei manifestanti, il terzo segnale è il senso civico che i manifestanti hanno dimostrato, innanzi tutto applaudendo le forze dell'ordine e poi consegnando loro tre black bloc. Chi nel centrodestra pensa di trasformare Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza in squadracce neofasciste dovrebbe riflettere su quest'ultimo punto.
Rimane, però, l'amarezza finale. SEL aveva affisso manifesti per la manifestazione il cui slogan era: "Per dignità, non per odio". Lo vadano ora a spiegare ai carabinieri dentro il blindato incendiato o al militante di Sel che, per scansare una bomba carta, ha perso tre dita. La verità è che siamo bravissimi a tagliarci il futuro da noi e anche stavolta rischiamo che una manifestazione pacifica rovinata da quattro delinquenti, influisca pesantemente sull'opinione pubblica italiana fino a penalizzare l'intero centrosinistra. L'estrema sinistra forse ritornerà in Parlamento con un pugno di deputati, ma all'Italia resterà il solito pugno di mosche.