Si parla ancora -troppo o troppo poco?- di Movimento a 5 Stelle, e dunque di Beppe Grillo, di antipolitica, dell'annullamento destra/sinistra col rischio di sdoganare anche il peggio del neofascismo. Sulla pagina Facebook dei Partigiani del Terzo Millennio, si è tirato fuori un post non di dieci ma di appena un anno fa, e nell'Italia dalla memoria corta fa pensare rileggere quanto accadeva nel maggio 2011 a Bolzano.
Che Grillo e il suo M5S facciano presa sui giovani, alla ricerca di un'alternativa più smart e più aperta ai tradizionali partiti politici, è un dato di fatto innegabile. Ed è anche innegabile che, spesso, sia un'adesione acritica. Grillo e il M5S per fare politica -anche quella travestita da antipolitica- hanno bisogno di soldi: soldi per pagare gli stipendi ai collaboratori, per stampare manifesti, per pagare la benzina a camper e furgoni che seguono il tour, per affittare spazi pubblici, per montare un palco, per pagare i servizi fonici eccetera.
Un consigliere regionale a 5 Stelle guadagna esattamente lo stesso lauto stipendio di un consigliere del Pdl o del Pd o dell'Udc. Non un euro di più, non un euro di meno. Gli spettacoli di Grillo sono a pagamento: si paga per ascoltare il tribuno, ma nessuno si scandalizza. La politica di Grillo, in questo, è esattamente il proseguo dello show berlusconiano, un grande spettacolo dove si urla, ci si abbraccia, si piange, ci si arrabbia, ci si dimena un po', e si incassa dal pubblico pagante. Silvio ce lo dava gratis, lo spettacolo, perché a lui i soldi non mancano, e panem et circenses servono a divertire e rabbonire.
Sul palco ora c'è un nuovo attore: ieri lo chansonnier Silvio, oggi il comico Beppe. E la politica vera, quella dei grandi partiti popolari? Credo che la politica dovrebbe ritrovare tre parole: PARTECIPAZIONE concreta e non solo nominale, TRASPARENZA certificata dei bilanci (senza rimborsi elettorali semplicemente chiudono circoli e sezioni, e la politica -anche solo fosse per stampare un manifesto- la faranno i Berlusca e i Montezemolo), ATTENZIONE alla vita quotidiana dei cittadini, perché per fare il ministro penso che non basti evitare di entrare in villa a ballare il bunga-bunga, bisognerebbe, invece, essere entrati qualche volta in un supermercato e domandarsi come fa a sopravvivere una famiglia con 1.200 euro al mese