Qualche giorno fa, sabato 14 luglio, sul Foglio diretto da Claudio Cerasa è apparso un interessante servizio di Giulio Meotti sul crescente antisemitismo in Germania. Si tratta, mi pare, di una questione fondametale che interroga tutti noi sull'apertura alla società multietnica,
una espressione assai banale e perfino priva di senso, che nasconde limiti e pericoli che la classe politica occidentale e certi ambienti culturali – in particolare legati al cattolicesimo, ma anche al cristianesimo protestante, e alla sinistra – semplicemente ignorano.
Ondata di attacchi contro gli ebrei in Germania, ma non sono solo rigurgiti neonazisti...
Eccone alcuni estratti, con una – forse superflua– precisazione: la Faz citata nell'incipit è la Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano tedesco fondato nel secondo dopoguerra a Francoforte.
È sulla Faz di questa settimana che Michael Hanfeld ha denunciato l'assuefazione tedesca all'antisemitismo: "Nel fine settimana a Berlino, un ebreo è stato picchiato da un gruppo di persone perché indossava una collana con la stella di David. La polizia ha arrestato sette uomini e tre donne, siriani. (…) L'antisemitismo sta diventando un fenomeno quotidiano". In una settimana, la Germania è stata scioccata da ben tre aggressioni antisemite di alto profilo in tre diverse città del paese.
Un professore israeliano di cinquant'anni è stato assalito da un tedesco di origini palestinesi che gli ha tolto di testa la kippah e lo ha spinto mentre urlava: "Nessun ebreo in Germania". Prima un rabbino di Offenbach è stato vittima di un assalto fuori dalla sinagoga. "Hanno urlato, 'ebrei di m...a' e 'Free Palestine' e altre cose contro di me", ha detto il rabbino Menachem Mendel Gurevitch. "Di solito ignoro cose del genere, ma questa volta ho deciso di provare a parlare con loro. Ma più parlavo, più mi urlavano". Poi il rabbino ha confessato: "I miei figli non vogliono camminare con me se indosso una kippah perché sono spaventati". (…)
Ad aprile, un video aveva fatto il giro del mondo. Un ragazzo arabo israeliano si era messo la kippah per vedere cosa sarebbe successo a passeggiare per le strade di un quartiere bene di Berlino. Un ragazzo siriano lo ha colpito a cinghiate al grido di "ebreo". Adesso il commissario federale per l'antisemitismo, Felix Klein, vuole che gli incidenti antisemiti siano registrati a livello nazionale.
Ieri intanto Margaret Taub, presidente della comunità ebraica di Bonn, ha invitato i correligionari a non indossare più i simboli ebraici in pubblico: "Diventa sempre più difficile essere ebrei in Europa. Se la gente vuole ancora indossarne uno per motivi religiosi, consiglio di indossare un cappello sopra. Per proteggere se stessi e le loro vite, non dovrebbero essere riconoscibili come ebrei". Il governo Merkel ci prova, denuncia come meglio può, stanzia fondi per nuovi programmi di sensibilizzazione, aumenta le misure di sicurezza attorno ai siti ebraici. Ma la sensazione è che siamo di fronte a una diga che ormai è crollata.
L'ex presidente tedesco, Joachim Gauck, ha ammesso di essere "terrorizzato dal multiculturalismo" soltanto dopo aver lasciato ogni carica, aggiungendo: "Trovo vergognoso... quando l'antisemitismo tra la gente dei paesi arabi viene ignorato o se la critica dell'Islam viene immediatamente sospettata di far crescere il razzismo".
Kein Jude in Deutschland ha gridato uno degli assalitori nei giorni scorsi. Niente ebrei in Germania. E' il 2018, ma sembra il 1938.
("Via gli ebrei dalla Germania". Un'ondata di attacchi antisemiti sciocca il paese,
di Giulio Meotti, Il Foglio, pagina 2, sabato 14 luglio 2018)
