domenica 19 agosto 2018

Isis, di nuovo alle porte


Il nuovo numero del settimanale l’Espresso pubblica un lungo servizio sull’Isis, firmato dagli autori del film documentario "Isis, tomorrow" (qui la clip in anteprima), Francesca Mannocchi e Alessio Romeni, che sarà proiettato il 30 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia.


A corredo del servizio, trovo un commento di Gigi Riva, intitolato "La paura torna dall’Asia", che riguarda anche noi, noi europei intendo.

Ecco alcuni stralci dell’articolo di Riva:

(…) Non dovremmo ripetere l`errore, è il messaggio implicito, di considerare conclusa l`epopea terroristica. Ci sono migliaia di uomini pronti a raccogliere il testimone. Seppur in altre forme e con una strategia mimetica adatta ai tempi. Il califfato universale era anche l`obiettivo di al-Qaeda. (…) Finita l`esperienza della pseudo-nazione a cavallo tra Siria e Iraq, mutilato della gran parte della sua classe dirigente istituzionale e militare, lo Stato islamico si è inabissato nella clandestinità. Il movimento jihadista più potente non rischia l`estinzione.

(…) Alcune migliaia di miliziani attivi sono riusciti a sfuggire all'accerchiamento dopo le battaglie nelle "capitali" Raqqa e Mosul. Prendendo le strade più diverse per approdare in aree non ostili se non esplicitamente compiacenti. A occidente, il Sinai fuori controllo dall'autorità centrale del Cairo, è una di queste. E se la Libia è troppo monitorata coi droni da eserciti nemici, la fascia sahariana garantisce un buon ricovero. Ma è l`Asia, soprattutto, la nuova frontiera.
L'attentato in Tagikistan di fine luglio in cui sono morti quattro cicloturisti (due americani, uno svizzero e un olandese) è la cartina di tornasole di una presenza, se non ancora massiccia, comunque importante. La porta d`ingresso verso le Repubbliche ex sovietiche, pancia dell`Asia, è il solito Afghanistan che fu terra d`elezione (corsi e ricorsi) di bin Laden. 

(…) Oltre al fragile Tagikistan, dove però il governo può contare sul supporto di una base russa con cinquemila soldati, l'esportazione del Jihad potrebbe riguardare, secondo gli analisti, l'Uzbekistan e il Turkmenistan, Stato quest`ultimo con un esercito scarsamente armato ed equipaggiato, incapace di sostenere un'offensiva di combattenti che si sono forgiati nelle innumerevoli battaglie Mediorientali.
Terre remote rispetto a noi? L`esperienza degli ultimi decenni insegna che nella globalizzazione del terrorismo nessun luogo è lontano. E un gesto a migliaia di chilometri di distanza può far scattare un desiderio emulativo sull'uscio di casa.