Dietro al disastro del crollo del ponte di Genova – oltre alla tragedia umana, oltre ai danni economici – c'è anche un vero e proprio case history di comunicazione che vale la pena illustrare.
Nelle drammatiche ore che sono seguite al crollo, si è consumato uno scontro molto duro tra i partiti di maggioranza, in particolare i 5 Stelle, e il Pd. Tutto giocato nei social principali, Facebook e Twitter, lo scontro è interessante da raccontare poiché contiene gli elementi per un perfetto storytelling, dove non bisogna semplicemente raccontare, ma occorre emozionare.
Qui non mi interessa appurare chi abbia ragione e chi torto, chi abbia raccontato la verità e chi abbia propinato bugie. Non voglio neanche entrare nel merito dei vari pronunciamenti (togliere la concessione ad Autostrade? Chi ricostruirà il ponte crollato?), ma soltanto analizzare come il fatto tragico di Genova sia stato raccontato e vissuto all'interno della narrazione politica sui social.
Il racconto di Genova: le scelte possibili
Si poteva scegliere di raccontare il coraggio e l’abnegazione dei soccorritori: i vigili del Fuoco in particolare – soprattutto dopo l’11 settembre – sono uno dei corpi di soccorso che più creano engagement, coinvolgono e commuovono. Oppure si poteva puntare al concetto di “futuro”: che cosa faremo, come diventerà la nuova Genova; in fondo il ‘governo del cambiamento’ poteva benissimo scegliere questa traccia.Il racconto che scientemente si è scelto di dipanare in migliaia di post e tweet, è stato, invece, ben altro. Di fronte a una vicenda tragica, la scelta dei partiti di governo è stata improntata alla costruzione di una nuova storia strutturata esattamente come se fosse un giallo, e caricata di quegli elementi di suggestione ed emotività che condizionano le folle. E qui – non dimentichiamolo - siamo davanti a una folla digitale che si muove con gli stessi meccanismi psicologici collettivi, i medesimi comportamenti di una folla radunata in piazza.
Come è composta la trama di ogni giallo
Sia nel romanzo sia nella realtà, le trama funziona più o meno così:1- c’è qualcuno che rompe l’ordine delle cose compiendo un atto malvagio;
2- la comunità ne è colpita, si cerca il colpevole affinché sia punito;
3- tutti gli eventi (indagini, ricostruzioni ecc) mirano a riportare l’ordine delle cose così come erano.
Il primo elemento: il fatto di sangue
Molto semplice, insomma. Lo storytelling su Genova è stato costruito con tutti gli elementi essenziali alla narrazione. Il fatto di sangue, dunque, è il primo elemento. È una specificità fondamentale: siamo davanti a una strage, a un fatto di sangue che ha colpito, commosso e coinvolto tutto il Paese. Ci sono righe memorabili di Gustave Le Bon su come si comporta la folla in presenza di fatti simili. Chi ha messo a punto la macchina della comunicazione che ha duramente attaccato i social Pd, ha dimostrato di conoscere alla perfezione i comportamenti delle masse.Il secondo elemento: la Comunità contro il colpevole
Dal primo elemento, così doloroso, consegue il secondo: il senso di appartenenza. Ecco che mentre il Pd parlava di unità, di collaborazione ecc, Di Maio metteva in campo la Comunità, Noi la Comunità e Loro gli Estranei.E infatti Di Maio e gli altri esponenti 5 Stelle non parlano per se stessi e nemmeno per il Movimento: parlano per conto di tutti.
Poiché la Comunità è ferita, gli esponenti M5S decidono di farsene interpreti: “Gli italiani pretendono”, “Gli italiani vogliono sapere”, “Gli italiani chiedono giustizia”.
Il terzo elemento: il Colpevole
Il terzo elemento necessario è il Nemico, il Colpevole. In un disastro del genere deve esserci un colpevole. Senza colpevole, la narrazione perde interesse di colpo: da racconto diventa verbale di riunione, da partecipazione corale diventa disamina tecnica.Qui il Colpevole è bell'e pronto, anzi lo è a priori, prima di qualsiasi indagine, prima di qualsiasi analisi o sopralluogo di esperti: Autostrade (quindi Atlantia, quindi la famiglia Benetton), una grande impresa plutocratica, il nemico per eccellenza.
E mentre il Pd ragiona e si alambicca, arrivano gli slogan che caratterizzano qualsiasi comunicazione di questo tipo (da “No pasaran” a “Li fermeremo sul bagnasciuga”): “Toglieremo la concessione”, “Pagheranno tutto” eccetera. Sono moniti e slogan molto semplici, composti da pochi termini: l'unico tecnicismo ('concessione') è piuttosto comprensibile e infatti diventano virali.
Il quarto elemento: il Complotto
Il quarto elemento è il Complotto. Perché in un fatto di sangue non solo ci deve essere un colpevole cui la comunità onesta dà la caccia, ma deve esserci anche un complotto che ha permesso al colpevole di perpetrare la strage.Il complotto è l’elemento centrale, perché da una parte rende immacolata la coscienza di ciascuno di noi (il complotto mi rende innocente: di fronte ad esso, non avrei mai potuto far nulla, io non ho responsabilità), dall’altra ci rende più semplice la spiegazione di situazioni complesse.
Anche qui, il complotto è pronto da servire: il Colpevole, cioè Autostrade ha pagato il Pd. Poiché nei bilanci del Pd non c'è traccia di tali finanziamenti, questa è la prova provata che c'è davvero un complotto: il segreto, la copertura e l'occultamento delle prove.
E mentre il Pd, sobriamente - a metà fra la bontà di Madre Teresa di Calcutta e un’imperturbabilità british style - chiedeva sottovoce di attenuare i toni, di comportarsi civilmente, sui social il massacro verbale erga omnes (Pd, Autostrade, Benetton e i suoi maglioni, Atlantia che la gente neanche sa bene cosa sia ma già il nome richiama qualcosa di misterioso e oscuro) proseguiva con una virulenza e una violenza che nemmeno durante la campagna elettorale aveva toccato questi livelli.
