Nell'opuscolo che presenta la manifestazione, Ricci scrive che “interrogarsi su quella parte di scelte pubbliche che possono incidere sulla sfera personale dei cittadini è una missione che può restituire dignità alla politica”. Per misurare il grado di felicità, hanno addirittura chiamato l'Istat, l'istituto italiano di statistica.
Ma se il Pd di tutta Italia festeggiava la vittoria a Milano, Napoli, Trieste e in molte altre città, e se a Pesaro si parlava di felicità, perché un minuscolo circolo del Pd in un minuscolo borgo d'Italia, stava ragionando di infelicità?
Mombaroccio è un piccolo comune nelle colline pesaresi, cinto da mura, intorno campi coltivati, boschi; la selva del Beato Sante. Turisti stranieri, olandesi e tedeschi soprattutto, sono arrivati da alcuni anni grazie alle iniziative di lungimiranti imprenditori privati; ristoranti e agriturismi cominciano a crescere anche se l'intera zona avrebbe bisogno di una politica che punti decisamente su qualità ambientale, ristorazione, prodotti rurali.
Siamo nelle Marche che hanno in Dustin Hoffman il testimonial turistico; nelle Marche che cominciano sempre più a rappresentare l'alternativa possibile per gli stranieri che non possono o non vogliono affrontare i prezzi impossibili della Toscana; nelle Marche in odor di Romagna, a due passi dal mare ma lontana anni luce dalle spiagge riminesi. Siamo nelle Marche di Pesaro, del Montefeltro e dell'Adriatico, in una provincia che -per usare ancora le appropriate parole di Ricci- “non sarà mai la provincia più ricca d'Italia” ma ha l'ambizione “di diventare il territorio leader nel Paese per la qualità della vita e per il benessere delle persone”.
Eppure da qualche parte c'è qualcosa che non va, che si spinge più verso l'infelicità che la felicità. Forse saranno i sette grandi impianti fotovoltaici che segnano in modo così forte e così brutale tutto il territorio intorno a Mombaroccio, occupando campi che una volta erano coltivati? Forse sarà la minaccia di una centrale a biomasse che insiste sullo stesso territorio? O sarà la promessa di un altro impianto, questa volta a biogas? Sarà la prospettive delle strette strade di campagna (tutte a rischio frane come sanno bene l'Amministrazione comunale di Mombaroccio, di centrodestra, e quella Provinciale, di centrosinistra) percorse notte e giorno da decine di camion e mezzi pesanti? Oppure sarà che il valore degli immobili è destinato a crollare? che i turisti invece di arrivare più numerosi, faranno in fretta le valigie? Che la scelta di impianti del genere bloccherebbero per sempre ogni altra prospettiva di sviluppo economico? Che in termini di occupazione una centrale di quel genere non porterebbe nessun vantaggio rilevante al territorio?
C'è sempre un'unica ditta dietro il fotovoltaico che occupa i campi agricoli, la centrale a biomasse e l'impianto a biogas: dire "no", come sta facendo un comitato di cittadini nato spontaneamente a Mombaroccio, non significa soffrire della “sindrome Nimby”, not in my back yard, non nel mio cortile; insomma non vuol dire rifiutare a priori qualsiasi intervento sull'ambiente. Significa, invece, sapere che per gli impianti fotovoltaici esistono parcheggi e tetti da coprire, per gli impianti di biomasse o di biogas ci sono zone industriali ben più consone di una collina. Non so chi sia il proprietario della ditta e non so dove abiti, ma forse persino 'nel suo cortile' una centrale a biomasse starebbe meglio rispetto a dove vorrebbero realizzarla.
L'infelicità di cui abbiamo parlato quella sera è proprio questa: assistere impotenti alla trasformazione delle terre e dei borghi in un grosso business industriale, osservare infelicemente stupiti come un campo diventi una distesa di acciaio e di specchi o una serie vasche per la produzione di gas. La felicità sarebbe accorgersi che chi ci governa, in Comune, in Provincia, in Regione, scopra finalmente che la vera ricchezza, che ci è data gratuitamente in dono, è quella che calpestiamo ogni giorno, che respiriamo ogni giorno, che guardiamo ogni giorno.