Naturalmente il profilo è anonimo; di sé scrive soltanto: “Licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta”. E siccome spesso, soprattutto nel Bel Paese, si è martiri ed eroi in via preventiva, l'autore o l'autrice del profilo hanno anche creato un blog e un profilo Twitter, temendo che i 'poteri forti' facciano chiudere la pagina Facebook.
I contenuti scoprono un po' l'acqua calda della discussione politica: si denunciano i privilegi -alcuni davvero vergognosi, altri assolutamente legittimi per chi rappresenta il popolo italiano- di cui usufruisce la 'casta' dei parlamentari. I commenti degli utenti sono da leggere, perché rendono bene l'idea di che cosa alberghi nel cuore degli italiani: un grumo sempre più grosso e più intricato di rabbia, indignazione, demagogia a basso costo, retorica populista, disperazione, voglia di giustizia o di vendetta.
Nella pagina Facebook ci sono dati che solo l'ignorante superbia dei governanti non ha da tempo resi pubblici e trasparenti, così che oggi ci si meraviglia di vitalizi, di stipendi ecc, che da tempo pesano sulle tasche dei cittadini. Per alcuni anni ho lavorato come assistente parlamentare al Parlamento Europeo e ho toccato con mano quelli che sono privilegi che sfiorano il sopruso, e quelli che, invece, privilegi non sono, perché sono realmente strumenti e mezzi di lavoro.
Nel suo complesso, la pagina Facebook è condivisibile perché punta l'indice su una serie di benefit di cui i parlamentari potrebbero davvero fare a meno, ma non sono riuscito a togliermi di dosso che il livore evidente dell'autore non contribuisce certo a migliorare il rapporto fra cittadini e politica. Alcune denunce sono davvero ridicole: ci si arrabbia perché la compagnia telefonica Tim o la casa automobilistico Peugeot hanno una convenzione particolare riservata ai parlamentari, come se non ne avessero con tante altre categorie di lavoratori (dai rappresentanti di commercio agli ordini professionali) e come se le politiche aziendali private fossero da censurare in nome di non si sa bene che cosa.
Si considera un privilegio che il parlamentare possa ricevere nel suo collegio elettorale il materiale utile per mettere in piedi un ufficio. Certo, se lo potrebbe fare da solo, ma non dimentichiamo che i parlamentari sono rappresentanti dei cittadini, e che tutti, dal fabbro al medico, dal disoccupato all'industriale, possono essere eletti deputati e senatori e debbono avere la possibilità, indipendentemente dalle loro condizioni economiche, di esercitare liberamente il mandato parlamentare. L'altra faccia della riduzione indiscriminata di stipendi e benefit, l'altra faccia di chi urla in piazza che il mandato parlamentare è un “onore” e deve essere quindi svolto gratuitamente, è un parlamento composto da tanti piccoli, medi e grandi Berlusconi, tutta gente che può lasciare lavoro e casa, che può permettersi appartamento o albergo a Roma, autista e uffici, perché già ricca di suo.
Si provi a guardare la composizione dei parlamenti italiani dall'unità a oggi: è solo dalla Repubblica in poi che in Parlamento entra l'Italia vera, fatta anche di insegnanti, operai, impiegati, sindacalisti. E, perché no, showgirl come Mara Carfagna (che poi tanto male non mi sembra essere come ministro...), pornodive come Ilona Staller, dj come Gerry Scotti. Piaccia o no, questa è la democrazia, avrà i suoi difetti, ma l'alternativa sono il Caro Dirigente della Corea del Nord, il Caudillo della Spagna o i Colonnelli greci del secolo scorso, gli Ayatollah dell'Iran, il Chavez populista e tiranno del Venezuela.
Ma torniamo a 'I segreti della Casta a Montecitorio': di fronte a una 'politica' poco trasparente e molto arrogante, la risposta dei cittadini è la piazza virtuale di Facebook. E tutto questo avviene all'indomani di una manovra economica che ci fa dubitare se fosse stato meglio finire come la Grecia o suicidarsi con i 25 euro che paghi ogni volta che entri in un pronto soccorso e ti assegnano un codice bianco, con la sanzione del 60% se ritardi di pagare una rata degli importi dovuti al Fisco (e la sanzione ti arriverà non sulla singola rata, bensì sull'intero importo!), con l'eliminazione di tutti i bonus fiscali possibili (comprese quelle che interessano le famiglie: dagli sconti per i figli, agli asili, agli interessi sui mutui prima casa), con l'aumento dei carburanti per cui fare il pieno all'automobile sarà un lusso da siuri, con la pensione più lontana anche per chi ha 40 anni di contributi (per tutti gli altri non è nè lontana né vicina: è che proprio non c'è).
Un deputato Pd, Dario Ginefra, ha presentato ieri pomeriggio un'interrogazione. Chiede che “mentre il Parlamento elabora una nuova riforma per comprimere i suoi costi, si ponga in essere un'operazione trasparenza che illustri, settore per settore, tutti i costi dell'Istituzione, compresi quelli relativi ai compensi di tutto il personale dirigente e non di Montecitorio e di tutti i soggetti che beneficiano dei servizi parlamentari". Caterina Pes, docente di liceo e anch'ella deputata del Pd, ha scritto un articolo molto bello sulla sua pagina Facebook: “Ho rinunciato ai benefit più ingiustificati e clamorosi -spiega- fin dal primo giorno della legislatura. E non solo perché ingiusti… è stata anche la mia famiglia a chiedermelo. Ma questo per dire anche che sino a che la politica non ricomincerà ad essere un mestiere alto e nobile, continuerà ad essere percepita dalla gente come semplice casta…”.
Conosco Caterina e so che quel che scrive è vero: lei è una che fa la fila in aeroporto e rinuncia a transitare, come è suo diritto, nei passaggi riservati alle autorità, è una che sa bene cosa significa vivere dello stipendio statale di insegnante. Ma oggi c'è qualcosa di più di cui sarebbe bene che tutti i parlamentari del Pd e delle opposizioni, e anche quelli onesti e perbene della maggioranza, prendessero coscienza: l'Istat qualche giorno fa ha certificato che 3 milioni di persone vivono in condizioni di assoluta povertà in Italia. 3 milioni, assoluta povertà, Italia: forse, come dice Corrado Guzzanti, non abbiamo fatto la fine della Grecia, o della Spagna o dell'Irlanda. Ma rischiamo di far la fine dell'Italia, il che è un po' peggio.