sabato 25 aprile 2009

Il liberale della 'tolleranza zero'

Non ce l'ha fatta a vincere le elezioni presidenziali americane, e le sue posizioni libertarie certo non lo hanno aiutato a trovare consensi nei repubblicani: Rudolph Giuliani, infatti,  è favorevole alla ricerca sulle cellule staminali, non si dichiara contrario all'aborto e si batte per il riconoscimento legale delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali (non dimentichiamo che sfilò al Gay Pride di New York del 2000 travestito da donna).


Rimane nel cuore di molti italiani, sia come sindaco dell'11 settembre sia, soprattutto per quanto mi riguarda, come politico che è riuscito a coniugare la "zero tolerance" con la garanzia dei diritti individuali, nel solco della tradizione del liberalismo.
Negli Usa il sindaco ha poteri enormi: è il capo della polizia, della magistratura (è una sua commissione che nomina i giudici sia amministrativi che penali), degli ospedali, della scuola. Quando Giuliani, nel 1993, diventa sindaco della Grande Mela, governa con pugno di ferro una metropoli in piena emergenza criminalità. Durante il suo mandato sono dimezzati gli omicidi, ridotti al 30 per cento i principali reati e New York è scesa al trentaduesimo posto nella classifica delle città più violente d'America.

Tutto all'insegna della teoria della "tolleranza zero" e delle "finestre rotte", cioè non accettare la benché minima infrazione, per evitare reati più gravi, "perché -sostiene Giuliani- la criminalità nasce dalla tolleranza dei peccati veniali, che in breve si trasformano in mortali".
Il 28 maggio Giuliani, di origini toscane, compirà 65 anni: torneremo a parlare di lui, della sua politica tollerante con tutto tranne con l'intolleranza e con il non rispetto delle leggi.