“Scientificamente nessuno al mondo è in grado di fare una previsione seria e attendibile di quando si verifica un terremoto”: lo ha detto Enzo Boschi, presidente dell’Istituto di Geofisica.
“Quel mirare per quegli occhiali m'imbalordiscon la testa” lo disse invece, nei primi del ‘600, l'aristotelico Cremonini, il quale si rifiutò persino di guardare attraverso il cannocchiale che aveva messo a punto Galileo. Oggi un’affermazione del genere ci fa sorridere: ignoranza dei tempi, potremmo commentare, ma Cremonini era un’autorità, e il cannocchiale venne creduto dall’opinione pubblica perfino una sorta di strumento diabolico.
Ma non è l’unico esempio della sicumera scientifica, poi smentita da successive scoperte e da successive teorie. Sempre per rimanere a Galileo, egli trovò l’opposizione fortissima dei maggiori tutori della cultura scientifica e teologica del momento, i gesuiti e i domenicani, e numerosi matematici e fisici contestarono e avversarono in ogni modo le sue teorie astronomiche.
Ma Galileo è in buona compagnia. Keplero ad esempio era ritenuto dalla maggior parte degli scienziati del suo tempo un mistico pazzo, eppure con le sue tre leggi, permise a Newton di descrivere la legge di gravitazione universale.
Se andiamo indietro di qualche secolo, scopriamo che nel periodo tra l'XI ed il XII secolo la cultura scientifica araba ebbe una rilevante spinta grazie ad Avicenna e Averroè, i quali, però, furono ostacolati fortemente dall'opposizione delle autorità religiose musulmane.
Continuando a saltare avanti e indietro nel tempo, come non citare il fiorentino Antonio Meucci. La storia la conosciamo tutti: cacciato dal Granducato toscano e costretto ad emigrare in America, dopo il fallimento della sua fabbrica di candele, si dedica totalmente alla sua invenzione, il telettrofono. Prova a proporre la sua invenzione ad una compagnia telegrafica di New York, ma poco ci manca che gli danno del matto. Nel 1876 Alexander Graham Bell brevetta il "suo" telefono, una delle invenzioni più importanti della storia moderna, come sappiamo bene noi che oggi possediamo due o tre cellulari a testa!
E Alessandro Volta? Non gli diedero del matto, ma quando il grande fisico dichiarò che le contrazioni di una rana morta erano dovute a una elettricità esterna provocata dal contatto di due metalli, e non dalla ‘elettricità animale’, gli scienziati di mezza Europa si divisero tra la sua posizione e quella di chi, come Galvani, propendeva per la tesi dell’elettricità animale.
La moderna microbiologia ebbe il suo fondatore in un dilettante: l’olandese Leeuwenhoek era, infatti, un semplice mercante di stoffe, e la comunità scientifica (siamo nel Settecento) si accorse dell'importanza delle scoperte solo dopo parecchi decenni: peccato, perché si sarebbero potute salvare migliaia di vite umane.
Ancora in tema di microbiologia: secondo la teoria della generazione spontanea, rimasta dominante fino a dopo la metà del XVII secolo, i microrganismi si originavano spontaneamente dalle sostanze organiche. Si sosteneva che alcune forme di vita inferiore, specialmente gli insetti, nascessero spontaneamente a partire da sostanze inorganiche, per mezzo di forze fisico-chimiche.
Questa teoria era scienza, scienza riconosciuta e approvata dalla comunità scientifica del tempo e creduta vera dall’opinione pubblica.
Per confutarla definitivamente ci volle il chimico e microbiologo francese Louis Pasteur, che fece bollire del brodo di carne in un pallone di vetro, con il collo piegato a forma di S: nella maggior parte dei casi non si aveva alcuno sviluppo di microrganismi. Se, tuttavia, dopo la bollitura il collo veniva spezzato alla base, qualche giorno dopo il brodo si riempiva di microscopiche forme di vita.
Da questo esperimento Pasteur dedusse che i microrganismi osservati non si originassero spontaneamente dal brodo, ma penetrassero al suo interno dall'ambiente circostante.
Potremmo continuare a lungo, partendo dall’antica Grecia e arrivando a Giampaolo Giuliani, l’inventore della macchina che è capace di prevedere i terremoti.
L’aspetto più interessante è che, in realtà, la storia insegna che tutte le scoperte scientifiche sono nate per opposizione alla cultura del proprio tempo, eppure lo scienziato, l’inventore, il fisico, il chimico, l’economista insomma la persona che scopre qualche cosa è quasi sempre tacciata di essere folle, di raccontare fandonie, di essere contro il canone scientifico o la religione o l’ideologia dominante.
Oggi la vicenda di Giuliani (inquisito per ‘procurato allarme’, è da leggere l’articolo pubblicato il primo aprile dal Corriere della Sera, assolutamente pazzesco, neanche fosse stato un tragico pesce d'aprile!) è relegato in qualche angolo di pagina o in qualche trafiletto delle cronache che raccontano il terremoto abruzzese, eppure la sua invenzione dovrebbe finire in prima pagina, e il mondo scientifico dovrebbe, per prima cosa, confrontarsi coi risultati empirici della scoperta, non insultare Giuliani, che è un fisico, appellandolo con un sonoro ‘imbecille’.
Lo storico della scienza Federico Di Trocchio, nel suo libro “Il genio incompreso” (Mondadori), svela come "la scienza ufficiale, spesso ottusamente conformista, non riesca a pensare in maniera diversa, disapprovando e condannando chi lo fa e, non di rado, sbagliando nei suoi giudizi (…) molte scoperte richiedono soprattutto spregiudicatezza, creatività e apertura mentale, qualità che non appartengono solo agli scienziati più originali e anticonformisti, ma anche ai dilettanti e agli outsider ‘semicompetenti’", che hanno il coraggio di andare contro corrente e pensare quello che altri ritengono impossibile".
Lo scienziato Giuliano Preparata, dopo essere stato per una vita uno dei fisici più stimati d'Italia, ha dovuto affrontare la trafila che trasforma un accademico in un eretico: "È un processo diabolico, perché assolutamente impersonale –racconta- Prima cominciano a scarseggiare i fondi. Poi si diventa bersaglio di sprezzanti ironie. Poi i tuoi collaboratori ti lasciano, perché capiscono che a fianco di un outsider non faranno mai carriera. Una vicenda di un'amarezza incredibile. Quando ho cominciato a occuparmi della fusione fredda avevo un'equipe di venti persone. Ora non c'è più nessuno" (sito).
E Di Trocchio fa una proposta tanto concreta quanto inascoltata: "Finanziamo anche gli ‘eretici’. Se solo il 5% dei finanziamenti destinati alla ricerca fosse riservato a tutti gli studi in conflitto con le teorie dominanti, potremmo tenere aperti filoni di ricerca che oggi sono come tanti rami secchi. Inoltre si potrebbe recuperare l'antico sistema dei premi: lo stato promette un compenso a chi risolve un certo problema, che sia il motore elettrico perfetto o la conservazione degli alimenti senza additivi. E a chi dice che così si penalizzerebbe la ricerca teorica, rispondo: non ci può essere applicazione pratica senza teoria".
Ma forse al 'potere' conviene di più destinare centinaia di milioni di euro per la 'ricostruzione', anziché prevenire la morte di centinaia di persone...