E invece no. Nessuna simpatia. Però vorrei capire meglio. Vorrei capire perché persone di sinistra, sindacalisti, ragazzi dei movimenti, si siano dati tanto da fare per boicottare il Giro ciclistico della Padania.
E non parlo degli schiaffi e degli insulti ai ciclisti, che sono vere idiozie da perdenti radicali, ma proprio della contestazione. Vorre capire meglio, poiché in quel giro ci sono gli amici storici della sinistra. Proprio così. Guardate le bandiere che sventolano: c'è la Ikurrina, la bandiera di Euskal Herria, i Paesi Baschi. Forse i ragazzotti dei movimenti extraradicali non sanno neanche cos'è Harri Batasuna, però i più grandicelli dovrebbero ricordare tutto l'impegno, la raccolta fondi, le manifestazioni, le prese di posizione dell'Italia movimentista e marxista e molto radical a favore non solo dei baschi, ma anche dei catalani, del Sinn Fein repubblicano, del Fronte di Liberazione Naziunale Corsu, degli indipendentisti bretoni e chi più ne ha, più ne metta.
Eppure a protestare contro il giro ciclistico c'era tutto il variopinto mondo dei contestatori: i sindacati di base ma anche gli iscritti alla Cgil, i militanti di Rifondazione comunista, i lavoratori dell'aeroporto di Malpensa, i comitati dei cittadini che sono contro l'aeroporto di Malpensa, i volontari della Uisp, i militanti "No Tav" eccetera eccetera.
A riassumere la linea politica 'indipendenza sì ma non a casa nostra', era uno striscione dei contestatori che recitava «No alla Padania, sì all’indipendenza Basca».
Mi pare che il commento migliore al Giro di Padania e alle violente quanto controproducenti proteste è stato quello del vice segretario del Partito Democratico della Liguria, Giovanni Lunardon: “Più che parlare di Giro di Padania – ha detto – bisognerebbe parlare della Lega che prende in giro l'Italia”.