Captatio benevolentiae: parlare oggi dei costi della politica e difenderli (non i privilegi, non gli stipendi favolosi, non i benefit ingiustificati, bensì alcuni costi di essa) è un’impresa impopolare, e forse fallimentare, già subito persa ancor prima di cominciare, senza nessuna possibilità di essere accettata o, almeno, discussa seriamente e serenamente.
Chi ha perso il lavoro o chi il lavoro non ce l'ha, chi ha dovuto chiudere l'azienda, chi fa fatica a mettere insieme il denaro per la spesa, non ha neanche voglia di ragionare: gli hanno dato un nemico -la politica- e quel nemico va più che bene per sfogare la propria rabbia e la propria impotenza.
Vale la pena ragionare sui costi della politica, perché in gioco non c’è soltanto il nostro modo quotidiano di vivere una democrazia che -pur incompiuta e migliorabile- ci permette sempre di viver meglio qui che nella Corea del Nord di Kim Jong-un o nella Bielorussia di Lukashenko o nell’Iran di Ahmadinejād.
In gioco c'è anche e soprattutto la nostra intelligenza. Per vent'anni un signore col titolo di Cavaliere, presidente di una amata società calcistica, e padrone di tre televisioni, ci ha fatto credere che avrebbe azzerato la politica della 'prima repubblica', che avrebbe dato un milione di posti di lavoro e avrebbe abbassato le tasse. Era tutta una bugia.
E' molto probabile che i lettori dell'Unità non siano mai caduti nella trappola del Cavaliere di Arcore, ma è anche possibile che ognuno di noi, prima o poi, abbocchi all'amo di chi garantisce di essere il Migliore, l'Uomo della Provvidenza, lo Statista assoluto, il Morigeratore dei Costumi, il Conquistatore dell'Impero, il Salvatore della Patria, il Fustigatore dei Vizi.
Non sarebbe la prima volta che accade: da Cesare a Savonarola, da Mussolini a Berlusconi, l'Italia ha già dato molto alla Storia del mondo in termini di 'grandi uomini', e potrebbe perfino fare a meno di dare ancora. Abbiamo nella testa, quasi che fosse un’impronta filogenetica del nostro popolo, il mito dell’uomo della Provvidenza, di qualcuno che ci salvi al nostro posto, e ci caschiamo continuamente, più o meno ogni 20 anni (giusto il tempo per una generazione di crescere).
Magari l’Eroe dichiara una guerra semplicemente affacciandosi da un balcone e manda qualche milione di giovani a morire, magari ruba e accumula ricchezza depredando le casse pubbliche, magari è lì solo per salvare se stesso, magari si inginocchia in chiesa e poi rovina l’economia di un paese, ma gli italiani sono fatti così: piace l’arnese duro di un Bossi, il torso nudo di Mussolini alla raccolta del grano, il piglio di Berlusconi che ti dice ‘la crisi non esiste’, la rabbiosa oratoria di Grillo che urla in piazza “siete morti!”.
E dopo i disastri, le stragi, la miseria, dopo le colossali bugie scoperte, dopo le monetine lanciate contro il capo popolo di turno, e dopo il ridicolo che sempre si nasconde dietro le italiche tragedie, dopo tutto questo, troverai sempre qualcuno pronto a spiegarti che “sì, è vero, era tutta una balla, ma all’inizio non era mica così…”.
Come scriveva saggiamente Pietro Nenni “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura.” Quindi, caro lettore, insultami pure, commenta con durezza quanto leggerai, ma te ne prego, in cuor tuo ragiona se ciò che scrivo è davvero così campato in aria.
Di tutta l’erba un fascio
Da oltre un anno, i giornali, la tv e i siti internet hanno come bersaglio i “costi della politica”. Ma questa definizione è un po' troppo generica, perché con 'costi della politica' possiamo intendere tanto lo stipendio dei parlamentari quanto quello dei consiglieri regionali, i vari privilegi così come i rimborsi elettorali ai partiti, i fondi che hanno a disposizione i gruppi politici a Camera e Senato così come lo stipendio dei dipendenti pubblici del Parlamento, i soldi che arrivano ai gruppi dei consigli regionali così come i vitalizi degli ex parlamentari o consiglieri regionali.All'opinione pubblica e ai giornali, però, questa distinzione non sembra interessare molto, benché ci sia una grande differenza fra lo stipendio di un impiegato della Regione e quello di un parlamentare.
I rimborsi elettorali
Questa voglia di abbattere i costi della politica come si traduce praticamente? Cosa possiamo fare in concreto per eliminare o abbassare le tante voci che compongono quella definizione? Se andiamo a vedere dove tutti (e sottolineo tutti, Pd compreso) vanno a parare è che per eliminare i costi della politica occorre eliminare i rimborsi elettorali ai partiti. Grillo, i giornali, le tv chiamano questi rimborsi 'finanziamento pubblico ai partiti': è un'espressione sbagliata, ma non andrò certo a sollevare in questo momento questioni bizantine: chiamiamoli pure finanziamento pubblico. Dunque, notate pure come in ogni trasmissione tv, su ogni giornale, nei siti web, il colpevole di tutto, il motivo del tracollo dell'economia italiana, la causa del debito pubblico sembra essere il rimborso elettorale ai partiti. Ma è proprio così? Qualcuno si è mai preso la briga di andare a verificare?Tutta colpa del PD
Ricordate la canzone di Baccini? Chi ha mangiato la torta? Andreotti! Chi ha permesso il calo della borsa? Andreotti! Chi incasina il partito? Andreotti! Ma perché non ho marito? colpa di Andreotti! Come a Giulio Andreotti, così oggi al Partito Democratico sono addossate ogni sorta di sciagure: il Pd esiste dall'ottobre 2007, non ha mai espresso un presidente del consiglio, un ministro o un sottosegretario, non è stato mai coinvolto in allegri festini o in sperperi vari del denaro pubblico, è stato l'unico partito che, volontariamente, stabilì che il proprio bilancio economico non solo fosse pubblico e online, ma venisse certificato da società esterne, come accade per le grandi aziende.Eppure quante volte leggiamo frasi come “sono vent'anni che il Pd e il Pdl governano insieme e fanno inciuci”? Ieri una amica di Facebook, convinta sostenitrice del M5S, ha scritto nella mia bacheca: “e quanto ci costano tutti i paradipendenti del PD e per para intendo chi dal PD dipende direttamente o indirettamente da almeno 30 anni??”
Capito? Ha scritto “da almeno 30 anni”! Il Pd una colpa ce l'ha davvero: non è stato neanche capace di spiegare agli italiani quelle due o tre cose buone che sono state fatte durante il governo Monti. Nove italiani su dieci, per esempio, ignorano del tutto che lo scorso anno, su proposta del Partito Democratico, i rimborsi elettorali di tutti i partiti sono stati dimezzati. Sì, è proprio così: ridotti esattamente del 50%, e oggi sono complessivamente per tutti i partiti 91 milioni di euro, pari allo 0,01% della spesa pubblica.
Affermare che il problema economico dell’Italia e la causa del debito pubblico italiano sono i rimborsi elettorali, sarebbe come dire, riprendendo una famosa battuta di un film di Benigni, che il vero problema di Palermo è… il traffico! Vogliamo togliere, però, anche i rimborsi? Bene, togliamoli: li si elimini completamente. Ecco lo scenario che ci attende.
La bufala della rinuncia dei rimborsi
I proprietari del M5S Grillo e Casaleggio sono i primi che, quando parlano di riduzione dei costi della politica, parlano dell'eliminazione dei rimborsi elettorali. Non rinunciano ai numerosi privilegi di parlamentari e consiglieri regionali, non agli stipendi parlamentari, non ai finanziamenti ai gruppi parlamentari, non al rimborso taxi, non alla diaria.Un parlamentare 5stelle, come hanno dimostrato il quotidiano La Stampa e la trasmissione Ballarò, costa esattamente quanto ci costa un parlamentare del Pdl. La tanto sbandierata riduzione dell'indennità, i parlamentari del Pci, poi del Pds, Ds e Pd l'hanno sempre praticata, senza tanta pubblicità.
L'unico scopo di Grillo e Casaleggio è la riduzione non tanto dei costi della politica, quanto in particolare dei rimborsi elettorali, cioè dell'unico sostegno democratico che manda avanti la politica, perché è come se ogni elettore Pd decidesse di sostenere le strutture del Partito col voto.
Innanzi tutto, Grillo vuole eliminare i rimborsi perché M5S non ne ha diritto. Non c'è stata nessuna rinuncia ai rimborsi da parte dei 5Stelle: questa colossale frottola va smontata una volta per tutte, poiché io rinuncio a qualcosa di cui ho diritto, altrimenti potrei annunciare solennemente che oggi ho rinunciato all'indennità di Emiro del Kuwait e domani rinuncerò a quella di Cancelliere tedesco.
La verità è che non avendo il tanto trasparente M5S uno statuto, non può ottenere i rimborsi. Come ha ironizzato qualcuno, i grillini hanno un 'non statuto' e coerentemente ottengono dei 'non rimborsi'.
Con un po' di pazienza, andiamoci a leggere l'articolo 5 della Legge n.96 del 6 luglio 2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25 luglio 2012. Studiare una norma di legge è abbastanza noioso, ma può essere utile e serve ad avere una minima cognizione di ciò di cui si parla.
Questa legge si intitola: “Norme in materia della riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi”. Il comma 1 dell'articolo 5 stabilisce che i partiti e i movimenti politici hanno diritto “ai rimborsi per le spese elettorali o ai contributi di cui alla presente legge” se si sono dotati “di un atto costitutivo e di uno statuto (...) L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico e indicano in ogni caso l’organo competente ad approvare il rendiconto di esercizio e l’organo responsabile per la gestione economico-finanziaria. Lo statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti.”
In caso contrario, prosegue la legge al comma 2, i partiti e i movimenti politici “che non trasmettano al Presidente del Senato della Repubblica o al Presidente della Camera dei deputati gli atti di cui al comma 1, nel termine ivi previsto, decadono dal diritto ai rimborsi per le spese elettorali e alla quota di cofinanziamento ad essi eventualmente spettante”.
Sarebbe molto bello e molto trasparente e molto 'uno vale uno', se i proprietari Grillo e Casaleggio decidessero di dotare il Movimento 5 Stelle di uno statuto chiaro e democratico, lo presentassero ai Presidenti di Camera e Senato, dimostrando di avere pieno diritto a ottenere i rimborsi, e poi, con un bel gesto, rinunciassero a tutto. Un gesto da veri signori.
Ma forse a Grillo e Casaleggio non conviene -intendo proprio economicamente non conviene- dotarsi di uno statuto: meglio non avere diritto ai rimborsi, raccontando la favola della rinunzia, e continuare a guadagnare milioni (grazie alla politica) che solo loro controllano.
Rimborsi elettorali poco convenienti?
Dotarsi di uno statuto significa, infatti rinunciare a governare il Movimento: a quel punto niente più dogmi da rispettare religiosamente, niente più epurazioni comunicate nello stile orwelliano del Grande Fratello, niente più 'parlamentarie' fatte nel sito di Grillo.Uno statuto comporterebbe l'elezione democratica di un presidente e un segretario, mentre la linea di Grillo è che le cariche elettive abbiano al massimo due mandati mentre lui, da proprietario, resta capo del 5Stelle a vita.
Uno statuto vorrebbe anche dire nominare un tesoriere che sia il responsabile legale del movimento, e soprattutto vorrebbe dire avere un bilancio pubblico e una rendicontazione di tutte le entrate, incluse quelle del blog che è sì di Beppe Grillo e Roberto Casaleggio, ma è adoperato anche come piattaforma politica del M5S.
A questo proposito, come non notare che ci siamo lamentati per 20 anni delle commistioni pubblico-privato di Berlusconi, e oggi non si trova neanche un Travaglio che evidenzi quelle di Grillo? Quanto guadagna quel blog? In un recente articolo del Sole 24 Ore possiamo leggere una stima degli incassi: “si può affermare che i ricavi oscillino tra i 5 e i 10 milioni di euro all'anno (…) Anche se – conclude l'analista - credo che non ci siano solo i banner di Google AdSense. Motivo che porta a pensare che questi calcoli siano in difetto”.
Proviamo a mettere dentro tutto quello che dalla politica o attraverso la politica si può tirar su: contributi che arrivano dai grillini eletti nei consigli regionali di Piemonte, Emilia Romagna e Sicilia (un consigliere regionale guadagna più o meno quanto un parlamentare), contributi che arrivano dai finanziamenti pubblici ai gruppi politici regionali, contributi volontari che i parlamentari M5S verseranno alla Casaleggio e Associati, spettacoli a pagamento, incassi dal blog...
Io non sono bravo a fare i conti, ma il dubbio c'è: è più conveniente gestire il tutto attraverso società dove i referenti principali sono Grillo e Casaleggio, oppure dotarsi di uno statuto democratico, rinunciare ad essere il proprietario di M5S e prendere i rimborsi elettorali? Credo che un bravo commercialista, ragionando in termini puramente aziendali di entrate e uscite, consigli la prima opzione.
La morte dei partiti popolari
Dietro la guerra ai rimborsi elettorali c'è, però, dell'altro. C'è la precisa volontà di escludere dalla politica i partiti che sono espressione popolare. Chiunque è entrato in una sede del Pd, sa bene che non c'è un padrone che guida, comanda, che suscita in tutti un sacro timore. Bersani o chiunque altro, è apertamente criticato, così come lo furono Veltroni o Franceschini, si discute liberamente e spesso lungamente; molti sono i difetti del Pd, ma tra di essi non c'è quello di avere un Capo: il fatto di aver cambiato 3 segretari in 5 anni, ne è la prova più chiara.Proviamo, allora, a immaginare uno scenario assolutamente possibile: entro luglio di quest'anno spariscono i rimborsi elettorali, con il Pd completamente d'accordo. A quel punto gli unici due partiti che rimarrebbero con strutture organizzate a livello nazionale e pagate dai rispettivi proprietari -Berlusconi da una parte, Grillo e Casaleggio dall'altra- saranno il Pdl e il Movimento 5 Stelle, gli unici, appunto, ad avere referenti politici milionari in grado di pagare la politica.
Ma a cosa servono i rimborsi elettorali?
Si dice che ‘la democrazia costa’, ma questa risposta non significa nulla per un cittadino che magari ha perso il lavoro!Anche il pane costa, anche le tasse scolastiche costano, anche i vestiti che non mi posso permettere per mio figlio costano! Ecco quel che risponderebbe un cittadino ‘normale’. Allora dobbiamo spiegare dove vanno a finire i rimborsi elettorali.
I rimborsi servono a pagare l’attività politica e anche chi nella politica lavora. Non i parlamentari o i consiglieri regionali, ma proprio i lavoratori dei partiti: impiegati, segretarie, funzionari e funzionarie. Per esempio i dipendenti del Pd, come il sottoscritto. Permettetemi qualche riga pro domo mea: è il mio lavoro, lo amo e lo faccio con passione.
Prima di essere cancellato da Grillo, vorrei almeno dir la mia. Se i costi complessivi della politica abbracciano tante cose -ad esempio gli stipendi dei parlamentari (anche quelli di M5S), per esempio quelli dei consiglieri regionali (anche quelli di M5S), per esempio quelli dei collaboratori e degli assistenti dei parlamentari e dei consiglieri regionali (anche quelli di M5S)- le spese che si vogliono eliminare davvero sono quelle legate direttamente all'attività dei partiti, che non sono la spesa maggiore dei cosiddetti costi della politica.
Si vuole, infatti, far passare l’idea che i partiti non servano più (è il chiodo fisso di Grillo) e quindi non servano neanche i lavoratori dei partiti, perché in fondo non serve più la democrazia rappresentativa.
Può darsi che sia davvero così, che io stia facendo un lavoro tipo il vetturino delle carrozze a cavallo a fine Ottocento mentre tutto intorno si comincia a usare l'automobile, oppure il copista nell'anno di grazia 1456, quando Gutenberg inventò la macchina da stampa.
Forse dobbiamo farcene una ragione: il digitale ha mutato radicalmente ogni aspetto della nostra vita, e anche il modo di partecipare alla vita sociale e di vivere le relazioni. Ma nelle invettive di Grillo c'è anche dell'altro. C'è l'idea che i lavoratori della politica non siano lavoratori uguali agli altri. E chi sono, allora? Gente che diventa milionaria con millecinquecento o duemila euro al mese?
Anche 100 euro al mese sono troppi per chi non fa nulla dietro a una scrivania, ma il lavoro dei partiti, l'attività politica che essi svolgono è inutile? Forse i grillini dovrebbero chiederselo, visto che nei primi giorni di lavori parlamentari i disegni di legge presentati dal Movimento Cinque Stelle in Senato sono ancora a quota zero.
I dipendenti del Pd sono circa 180: alcuni giorni fa hanno pubblicato un ridicolo dossier, per scrivere nome e cognome anche di chi prende mille euro al mese e lavora magari sabato e domenica, perché il lavoro della politica spesso non ha orari. Cinquanta manager pubblici italiani prendono quanto i rimborsi elettorali di tutti i partiti, ma il dossier si concentrava sui dipendenti del Partito Democratico. Una vergogna da querela per violazione della privacy.
Sono lavoratori inutili? Bene. Allora nessuno, neanche Grillo, si occupi più delle miniere del Sulcis, poiché non ci sono più treni che vanno a carbone. Sono troppi 180 dipendenti? Forse sì, ma allora diamo ragione a Marchionne: anche i lavoratori della Fiat sono troppi, considerato che si vendono meno auto Fiat in Italia. Chiudiamo le Province? Bene, quindi cosa facciamo? licenziamo migliaia di lavoratori? Ovviamente no. Anzi, tutti difendono i minatori del Sulcis, i lavoratori della Fiat, i ricercatori che salgono sui tetti, gli operai che si piazzano su una gru, i dipendenti pubblici che dovranno trovare posto in altri enti. Ma non ho mai sentito qualcuno dire: "beh, tagliamo il finanziamento ai partiti sì, fatti salvi i diritti dei lavoratori dei partiti". Nessuno. Evidentemente chi lavora in un partito è un paria del lavoro.
Dopo tangentopoli sparirono centinaia di posti di lavoro nell'ex Dc. I politici no, quelli rimasero. I lavoratori, invece, persone normali con stipendi normali, diventarono disoccupati nel silenzio generale. In Italia le cose vanno così, è bene saperlo. Lo stesso Movimento 5 Stelle attinge a piene mani dalle casse pubbliche: i parlamentari a 5 Stelle ricevono uno stipendio con i soldi dello Stato, i loro assistenti parlamentari sono pagati con soldi dello Stato, i giornaletti e i volantini No Tav sono pagati con i finanziamenti pubblici dei gruppi politici regionali, i rimborsi per il taxi o la diaria giornaliera che ricevono deputati e senatori a 5 Stelle sono a carico dello Stato, la differenza fra i pochi euro pagati da un grillino per mangiare alla buvette (sì, proprio quella buvette contestata e sberleffata fino a qualche mese fa!) e il costo reale del pranzo è a carico di tutti i cittadini , e potremmo continuare a lungo. Ma l'unica cosa che si vuole abolire è la legge sui rimborsi elettorali.
Non suona un po' strano tutto questo? Tagliamo pure i rimborsi elettorali, e lasciamo intatti i privilegi, spazziamo pure via le strutture dei partiti, ma ricordiamoci che la politica va sostenuta, altrimenti invece di una democrazia avremmo una oligarchia: un regime di poche persone, ricche, benestanti, che fanno politica perché le loro rendite consentono di non lavorare.
Una sorta di Senato del Regno d’Italia o di Camera dei Lord britannica. Eliminare del tutto un sostegno pubblico alla politica significa semplicemente una cosa: che i partiti (tutti) saranno in mano a grandi gruppi economici che sponsorizzeranno questo o quel movimento non in base all’interesse generale, ma in base ai loro interessi e ai loro profitti.
Ci piace questo meccanismo? Piace agli italiani? Benissimo, ma poi non ci si meravigli se avremo centrali a biogas sotto il sedere o acqua dei rubinetti di proprietà di qualche multinazionale: la politica qualcuno la deve pur pagare.
Links utili:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-08/giro-affari-blog-grillo-160323.shtml
http://www.qelsi.it/2013/i-grillini-in-parlamento-pranzi-si-disegni-di-legge-no/
Questo post faceva parte degli articoli pubblicati sul mio blog ComUnità sul sito del quotidiano l'Unità
