Si chiama Debbie Wasserman Schultz ed è la segretaria nazionale del Democratic Party. Non è famosa come Barack Obama e probabilmente non ci sono t-shirt stampate col suo viso, eppure dirige il democratic Party a stelle e strisce insieme con Harry Reid e Nancy Pelosi, rispettivamente leader dei Democratici al Senato e alla Camera.
Non solo, ma mentre Obama ha vinto le primarie e si è candidato alla presidenza degli Stati Uniti, la nostra Debbie non ha partecipato a nessun tipo di primarie per diventare segretario nazionale. E in questi giorni in cui il Pd è in fibrillazione per capire chi si candida e a cosa si candida, forse dovremmo guardare ai Democrats, non tanto per un confronto tra il modello europeo di democrazia dei partiti e quello americano di democrazia elettorale, quanto per capire se quella scelta abbia una qualche ragione anche per noi.
La 'lezione americana' di tenere separati il ruolo di segretario da quello di candidato a primo ministro, non è stata fatta propria dal Partito Democratico italiano, nonostante sin dalla sua nascita nell'ottobre 2007, il Pd abbia volutamente guardato, a cominciare dal nome, a un immaginario che ha in qualche modo a che fare con l'America, con l'Asinello dei Democrats, con l'agiografia kennedyana e con l'iconografia obamiana.
L'articolo 3 dello Statuto del Pd recita, infatti, al primo comma: "Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri".
L'identità fra segretario del partito e premier pone un grande interrogativo -irrisolto sin dai tempi della segreteria Veltroni- intorno a quale forma partito deve avere il Pd.
Il grande equivoco che dovrebbe essere risolto, a livello nazionale così come a livello locale, è se il Partito Democratico debba rimanere un partito organizzato e strutturato sul territorio oppure debba assomigliare a un partito elettorale.
L'identità fra segretario del partito e premier pone un grande interrogativo -irrisolto sin dai tempi della segreteria Veltroni- intorno a quale forma partito deve avere il Pd.
Il grande equivoco che dovrebbe essere risolto, a livello nazionale così come a livello locale, è se il Partito Democratico debba rimanere un partito organizzato e strutturato sul territorio oppure debba assomigliare a un partito elettorale.
Forse dovremmo smettere di guardare al Pd come a un trampolino di lancio verso qualcos'altro. Per la nostra storia repubblicana e per la storia dei grandi partiti popolari che rappresentano le radici del Pd, portare al dissolvimento la struttura politica e organizzativa del Pd, non solo non ha senso, ma potrebbe essere una scelta strategicamente sbagliata, gravida di incertezze anche sul piano dei risultati elettorali.
Chi si candida a fare il segretario del Pd, non può considerare il Partito come l'anticamera di un altro incarico, sia esso il presidente del consiglio o il sindaco, altrimenti si svuota di significato e valore il partito stesso, facendolo diventare più o meno un comitato elettorale.
Vuoi fare il segretario? Bene, ma dopo sei mesi non puoi lasciare il posto vuoto perché ti candidi a sindaco o premier. Si abbia il coraggio di dire che se Renzi è più adeguato a correre per il governo, quello dovrà fare, con un partito unito che lo sostiene, quando sarà il momento di correre.
E per la segreteria correranno persone che hanno un profilo più tagliato su quel ruolo (che sia Cuperlo o Fassina chiunque altro).
Vuoi fare il segretario? Bene, ma dopo sei mesi non puoi lasciare il posto vuoto perché ti candidi a sindaco o premier. Si abbia il coraggio di dire che se Renzi è più adeguato a correre per il governo, quello dovrà fare, con un partito unito che lo sostiene, quando sarà il momento di correre.
E per la segreteria correranno persone che hanno un profilo più tagliato su quel ruolo (che sia Cuperlo o Fassina chiunque altro).
Forse è una scelta fin troppo di banale buonsenso perché il Pd la faccia propria, quel Pd cannibale che divorare se stesso: eleggi un segretario? cinque minuti dopo si pensa già a come farlo dimettere; devi eleggere il presidente della repubblica? fai di tutto per annientare i tuoi candidati; voti un governo dove il premier è il tuo ex vice segretario? dopo un minuto pensi già a come far cadere il governo perché hai un nuovo nome pronto. E così via in un loop autodistruttivo di cui anche Matteo Renzi farà bene a tenerne conto.