Ci sono due generi di italiani con i quali ho francamente difficoltà a dialogare.
Ci sono quelli che qualsiasi cosa si faccia non basta mai. Si decide di aiutare le associazioni cittadine del volontariato? Eh sì, ma poi la fame nel mondo? Cala lo spread? Sì, d'accordo, ma come la mettiamo con la crisi mondiale della finanza? Si realizza una pista ciclabile in più? Sì, ma il buco dell'ozono dove lo metti?
Poi ci sono quelli che fanno i rivoluzionari, hanno il poster di Che Guevara in camera da almeno trent'anni e ogni due parole dicono il popolo il popolo il popolo... Ma poi, parlandoci, scopri che a loro il "popolo" fa proprio schifo: i milioni di italiani che votano Berlusconi? Degli idioti. I milioni che votavano Pci? Dei conservatori, perché la vera avanguardia era nel partito marxista-leninista d'Italia. Le masse silenziose che votavamo Dc? Tutte beghine da parrocchia.
Oggi queste due categorie si uniscono nella critica apriori a Renzi: lo disprezzano perché è popolare, lo attaccano perché non si occupa dell'estinzione della farfalla maculata dell'Arizona.
Facciamocene una ragione: questi italiani sono gli stessi che si sentono presidenti del Consiglio, allenatori della nazionale di calcio e giudici di Masterchef, e possibilmente tutto nello stesso tempo.