giovedì 1 maggio 2014

Chi odia i libri

Ci sono libri che non si debbono leggere. E non è una novità: dall'Index librorum prohibitorum dell'inquisitorio Sant'Uffizio alla censura stalinista della Glavlit e ai terribili roghi nazisti, i libri sono sempre stati eliminati, bruciati, rinchiusi in magazzino, sigillati, sequestrati, mandati al macero, quasi fossero più pericolosi più di un'arma, subdoli e letali perché "corruttori" di anime e menti.
Le azioni di protesta, gli striscioni, le denunzie, i fumogeni, i comunicati stampa che si sono levati contro la lettura del libro di Melania Mazzucco “sei come sei” nelle classi del liceo Giulio Cesare di Roma, non sono irragionevoli, sono, invece, la traccia mai svanita di ciò che alberga da sempre nell’uomo: l’intolleranza spacciata per verità, la censura confusa con la tutela, il mito della razza o della purezza venduto a buon mercato come il mito salvifico di una umanità ripulita e governata da eroi e guerrieri. Vengono alla mente i versi di Quasimodo “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo…”.
La critica al libro della Mazzucco non è stata fondata sul valore letterario del romanzo –e ovviamente una critica negativa sarebbe stata più che lecita, e magari il romanzo non vale granché- ma sul valore corruttivo che avrebbe sulle menti dei giovani studenti a causa della narrazione di amori omosessuali. L’autonomia didattica, la libertà d’insegnamento dovrebbero, dunque, secondo quei giovani d’estrema destra, essere piegate alle ragioni di uno Stato etico che stabilisce la liceità e l’illiceità delle nostre scelte e preferenze sessuali, dei nostri affetti, delle nostre relazioni amicali e familiari.
Accettando questa logica, allora è assolutamente giusto che ci sia odio verso il Libro.
Il libro interroga, apre ferite, insinua dubbi, pone domande, sgretola dogmi, scarnifica certezze, rivela sentimenti. Le parole del libro fanno paura. E dunque il libro è odiato: i dittatori odiano i libri, e probabilmente ne hanno letti assai pochi, i carnefici e gli inquisitori di ogni tempo odiano i libri, i fanatici e gli integralisti d’ogni fede odiano i libri.
Le parole italiane “libro” e “libero” sono così legate non solo perché hanno una comune etimologia, derivando dal latino liber, ma perché il libro, i libri ci consentono di scegliere il modo in cui essere liberi, e perché a sua volta la condizione di libertà è data dalla possibilità di prendere, rubare, sottrarre e far nostre le parole del libro.
Scrivere è affrontare un volto sconosciuto”: le parole dello scrittore e poeta Edmond Jabes rimandano a un lettore che non teme la scrittura, che volge lo sguardo al volto sconosciuto, che cerca sempre, instancabile.
Ai giovani di estrema destra che inneggiavano davanti al Giulio Cesare al mito del "maschio" virile e selvatico, bisognerebbe chiedere quali libri abbiano letto, di quali si siano innamorati, quali parole dai libri abbiano rubato. Chi scrive, molti anni fa, era dalla loro parte; poi, leggendo, ho scoperto la tenerezza delle parole, e ho capito che di quella tenerezza si può non aver paura.