domenica 28 ottobre 2018

Il caso Desirée. Come si costruisce la realtà: la vittima è colpevole





Sto lavorando e guardando la televisione, Rai Uno. In questo momento. Dove un certo don Gaetano, che pare una caricatura di non so chi, insieme ad altre persone, tutte molto urlanti, stanno sottilmente ma razionalmente costruendo un'immagine di Desirée Mariottini, molto, molto pericolosa. Conduce Mara Venier.



A differenza dei sapienti, degli esperti e dei dottoroni che stanno in questo momento parlando in tv, io non so nulla di come la povera ragazza sia stata educata, di quali fossero i suoi rapporti familiari, chi i suoi amici, che luoghi frequentasse.

Le amiche raccontano di una ragazza ingenua, con una famiglia non unita, come tante oggi in Italia, che amava l'arte, curiosa e forse fin troppa fiduciosa negli altri. Non sembra proprio che fosse una "tossica" incallita. Come, purtroppo, tanti, troppi giovani, forse faceva uso saltuario, occasionale di sostanze.

Desirée, la vittima è la colpevole
Ma tutto questo non è, poi, così importante. La teoria che si sta costruendo è la seguente, banale e allucinante: se Desirée si trovava lontana da casa, se nessuno la controllava, se assumeva sostanze, se si trovava in quel postaccio... beh, di cosa ci vogliamo meravigliare?
Addirittura, quel prete s'è inalberato: ma insomma, è chiaro che in un luogo di spaccio mica ci sono francescani. 
(Qualcuno avrebbe potuto rispondere che neanche tra i preti ci si aspetterebbe di trovare famelici pedofili, ma lasciamo perdere).

Insomma, la colpa non è dei carnefici, ma della vittima. Non detta così, ovvio. C'è un ragionamento, ci sono ammiccamenti, ci sono domande create ad arte per dare risposte volute: se Desirée era arrivata lì, in qualche modo avrebbe dovuto immaginare di rischiare la vita.

È un sillogismo pericoloso, tremendamente pericoloso. Perché, allo stesso modo, si arriverebbe a giustificare ogni 'femminicidio': "in fondo, se l'è voluta la moglie, lui beveva, lei non gli voleva dare altri soldi, è scontato che alla fine il marito l'abbia accoltellata". Oppure: "andava in giro con la minigonna di notte, che si poteva aspettare se non essere violentata?".
La colpa non è addossata ai colpevoli, che scompaiono dall'orizzonte della comunicazione: la colpa è dell'ambiente familiare (della vittima), dei comportamenti individuali (della vittima), dell'educazione (della vittima), delle amicizie (della vittima). Tu, vittima, sei il vero capro espiatorio.

Le strade così infide possono portare a tutto: il colpevole non è che ti ruba in casa, chi ti stupra, chi ti rapina, chi ti spara. No, il colpevole sei tu: tu che non stai in casa, che non hai messo gli allarmi giusti, che giri senza pistola, che ti vesti come una puttana, che hai parlato con la persona sbagliata.

Il salotto della Venier è appena terminato. Pubblicità, e via coi sorrisi e nuovi ospiti. Tutti bravissimi, per carità, ma mi ha dato fastidio ascoltare quel che ho ascoltato su un canale popolare come Rai Uno. Non la guarda mai: sono monotematico, quasi maniacale e guardo solo Giallo, Top Crime e Fox Crime. Credo che tornerò ai miei canali, dove i 'buoni' vincono sempre.




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