venerdì 25 gennaio 2019

Perché crediamo ai complotti



Perché crediamo alle teorie del complotto? E cosa sono i Protocolli dei Savi Anziani di Sion? Nei giorni scorsi, un senatore della Repubblica, eletto con i 5 Stelle e in precedenza entrato in Parlamento con l’Italia dei Valori di Di Pietro, già presidente dell’Adusbef, ha rilanciato su Facebook e su Twitter un link in cui si accreditava come vero, come storicamente certo, il testo dei Protocolli dei Savi di Sion.


Un testo che è all’origine dei sanguinosi pogrom antiebraici di tutto il Novecento, e che è stato parte della base ideologica del nazismo per giustificare lo sterminio di milioni di cittadini ebrei. Un post e un tweet così imbarazzanti, che ha provocato l’intervento del vice premier Di Maio, il quale si è sentito in dovere di dichiarare che “Come vicepresidente del Consiglio e come capo politico del M5S prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del senatore Elio Lannutti“.

Ma il senatore non è certo una mosca bianca: basta digitare su Google “protocolli sion” e vedere il bell’elenco che compare.

Cosa sono i Protocolli dei Savi Anziani di Sion 

Nel sito della Enciclopedia Treccani leggiamo che si tratta di una “falsificazione propagandistica antisemita, redatta probabilmente da un agente della polizia segreta russa, apparsa in forma abbreviata nel 1903, e integralmente nel 1905, ma diffusasi soprattutto negli anni successivi alla Prima guerra mondiale".

Protocolli di Sion: dalla Russia dello zar alla Germania di Hitler

All’inizio del Novecento, nel 1903, vennero stampati Protocolli dei Savi di Sion, ma non ebbero grande diffusione, almeno non tanto quanto accadde due anni dopo (siamo sempre in epoca zarista), quando furono pubblicati a puntate sul quotidiano russo di estrema destra Znamya.

Pericolosa propaganda antisemita, spacciata come autentico resoconto di riunioni segrete di fine ‘800, dove gli ebrei progettavano di instaurare un nuovo ordine mondiale (nulla di diverso dalle teorie complottiste dei nostri giorni…).

Falsità costruite ad arte dalla polizia zarista, la famigerata Okrana, che avevano un obbiettivo ben definito: scatenare l’odio contro gli ebrei. Non a caso, tra il 1903 e il 1906, l’impero zarista di Nicola II Romanov fu attraversato da un’altra grande ondata di pogrom colpì gli ebrei russi.

I pogrom, l'altra faccia dello Sterminio

I pogrom, iniziati alla fine dell’800 come saccheggi e cacciata degli ebrei, proseguirono poi con intere famiglie sterminate e brutalizzate, bambini torturati e bruciati vivi, donne squartate ed altre pratiche di tal genere.

I pogrom furono, come chiarisce Antonella Salomoni, ordinaria di storia contemporanea all’università della Calabria, l’altra faccia della Shoa, quella meno nota, forse perché perpetrata non da militari con la svastica sulla divisa, ma da semplici cittadini, dal vicino di casa, dall’amico di famiglia. Qui c’è un interessante articolo per approfondire il tema dei pogrom.

La falsità dei Protocolli

Nel 1921 il Times di Londra ha provato la falsità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, definendoli «un plagio grossolano» e il Tribunale di Berna nel 1934 ha ribadito l’impostura.

Eppure, quel testo ha continuato a girare, a diffondersi, a circolare come autentico per decenni, col risultato che dopo i pogrom sono arrivati i campi di sterminio.

Fu proprio il nazismo a dare ai Protocolli nuova vita, accreditandoli come veri, ma la storia dei Protocolli non si ferma ad Auschwitz.
Arriva anche ai nostri giorni, con nuove edizioni stampate e vendute sia in Europa sia nel mondo arabo e islamico, dove la loro diffusione e notorietà non è mai venuta meno, prima e dopo la fondazione di Israele.

«La storia continua su Internet – annotava alcuni anni fa Umberto Eco nell’introduzione della graphic novel di Will Eisner sui “Protocolli”- È come se, dopo Copernico, Galileo e Keplero, uno continuasse a scrivere saggi per dimostrare che il sole gira intorno alle terra».

Perché crediamo alle teorie dei complotti 

Esiste una regola nel marketing che potremmo definire di affinità tra l'utente e il prodotto: se qualcosa mi piace, la considererò più valida di altre. È normale: apparteniamo al regno animale e al pari di altri animali viviamo di istinti, emotività.

Non tutto viene filtrato, esaminato, soppesato dalla razionalità: se una notizia mi piace, sarà più probabile che io la consideri vera. Insomma, se evito di applicare un rigorosa critica a ciò che mi viene proposto come un fatto reale, il rischio è che diventi vero non ciò che è vero, ma ciò che mi piace.

Il complotto ci semplifica la vita

L’altro elemento fondamentale nelle teorie cospirazioniste è che il complotto ci semplifica il mondo e ci deresponsabilizza. Come esseri umani, se possiamo, scegliamo sempre la strada più facile. Di fronte a un problema che ha due alternative, scegliamo istintivamente quella meno complicata.

E la teoria del complotto ci rende più semplice la spiegazione di situazioni e fenomeni che facciamo fatica ad accettare o comprendere: riduce la complessità del mondo e, alla fine, ci tranquillizza.

Le teorie del complotto, infatti, implicano che la colpa di ciò che accade sia sempre di qualcun altro: il complotto, dunque, ci assolve, ci chiama fuori, ci fa dire “io non c'entro, la colpa è di un altro”.

Il nemico e le teorie cospirazioniste 

A questo punto entra in gioco un nuovo elemento che è fondamentale nella strategia di comunicazione delle teorie cospirazioniste: il Nemico.

Il complotto prevede sempre la creazione del nemico e noi abbiamo bisogno di un nemico per avere certezze, per sopire le nostre angosce più profonde.

Siamo animali ma animali senzienti in modo tutto particolare e non possiamo accettare la brutalità del mondo come un dato di fatto, non possiamo rassegnarci all’idea che l’essere umano sia di per sé l’essere più pericoloso che sia mai nato in natura, non possiamo sopportare che la sopraffazione, la conquista, l’uccisione, la competizione, il dominio, la violenza siano parte fondante della nostra natura di animali.

Scriveva il filosofo francese Jacques Derrida: «Senza nemici io divento folle, non posso più pensare». Ecco, abbiamo bisogno del Nemico per lavare inconsciamente la nostra coscienza, e allora tendiamo inevitabilmente e inconsapevolmente a creare l’Altro, il Nemico, il rappresentante del male assoluto, senza il quale il mondo sarebbe, finalmente, felice. Eliminato il Nemico, saremmo tutti più felici. Sterminato il Nemico e i suoi figli, e poi i figli dei suoi figli, finalmente vivremo nel mondo perfetto. 

E così, noi stessi impugniamo il coltello e iniziamo la mattanza. Uno qualunque di noi sarebbe in grado di farlo, perché - mutuando il titolo del resoconto del processo ad Eichmann di Hannah Arendt - il male è così interiore a noi, così quotidiano e banale che ciascuno potrebbe lasciare l’ufficio e trasformarsi in carnefice.

Lo hanno già fatto, è già accaduto. Il presidente del Reichstag nazista, Hermann Goering, processato a Norimberga per crimini contro l’umanità, pronunciò parole che ancora oggi risuonano tremende e ammonitrici: «Le persone possono sempre essere portate agli ordini dei leader. Tutto quello che devi fare è dire loro che sono stati attaccati (...) Funziona allo stesso modo in tutti i Paesi». Il meccanismo del nemico e del complotto, insomma, funziona sempre.

Perché sono pericolose le teorie dei complotti 


Le ‘teorie complottiste’ sono pericolose perché, in modo strumentale, cambiano la percezione della realtà e influenzano le opinioni delle persone.
E su internet le masse di utenti si comportano esattamente come la folla di una piazza, dove si rischia di perdere la cognizione di se stessi per restare preda degli istinti più irrazionali e, spesso, più brutali.

Fateci caso: nello storytelling delle telle teorie complottiste c'è sempre un grande vecchio, una casta di intoccabili, una élite di capitalisti, un gruppo di multinazionali o un paese straniero che cerca di dominare il pianeta intero.

Aveva ragione il criminale di guerra Goering: funziona sempre allo stesso modo e gli ebrei sono un ‘Nemico’ perfetto (anche se nessuno mai spiega perché, se così potenti, se così ricchi, se così dominatori del mondo, a finire nei forni crematori o nelle cataste di cadaveri dei pogrom, ci finivano sempre gli ebrei).

C’è un romanzo di Umberto Eco, il sesto, uscito nel 2010, dove al centro ci sono, appunto, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion: è “Il Cimitero di Praga”. È un libro molto particolare, a volte può risultare infido e ambiguo, ma andrebbe letto e studiato perché fa capire, attraverso una trama narrativa avvincente, come si arriva a costruire la teoria del complotto, sia essa applicata a danno degli ebrei o di qualunque altro gruppo sociale o etnico.

Il 28 ottobre 2010, nella conversazione fra Umberto Eco e il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, raccolta da Wlodek Goldkorn per il settimanale l’Espresso, lo scrittore spiega: “La gente ha bisogno del nemico. Lo faccio dire ai miei personaggi, agenti dei servizi. Chi è il nemico? Il diverso. Ma mentre gli altri diversi: i catari, gli albigesi, sono scomparsi massacrati, la tradizione ebraica, grazie alla forza della sua cultura, ha resistito un po' dovunque. E quindi l'ebreo è diventato il diverso per eccellenza".

Perché è difficile scardinare le teorie del complotto

Scardinare le teorie complottiste non è facile, poiché esse si autoalimentano dalla propria confutazione.

Spiega Rob Brotherton, ricercatore in psicologia alla Columbia University: «Le teorie del complotto non solo sono immuni alla confutazione, ma se ne alimentano: se una cosa sembra una cospirazione, lo è. Se invece non sembra una cospirazione, allora lo è ancora di più, perché fa pensare che chi voleva coprirla abbia fatto bene il suo lavoro. Le prove che contraddicono la teoria sono viste come atti di disinformazione dei cospiratori. Ossia, paradossalmente, prove del complotto stesso».

Per chi crede che ovunque ci sia un complotto (dai vaccini all’uomo sulla Luna), non c’è nulla o quasi che non possa essere creduto, anche il fatto che la teoria del complotto sia vera proprio perché sembra falsa. 

Il complotto come giustificazione all'illusione

Le teorie del complotto, inoltre, servono a giustificare il fallimento. Sappiamo bene che non esiste la Società perfetta, la Città del Sole o quella di Utopia, però ci piace crederci, e a volte questo è molto pericoloso. Se il mio Leader o il mio Partito mi promettono una nuova rinascita, è chiaro che su di loro pongo enormi aspettative. Anzi, quasi sempre è proprio il Leader a incoraggiare in ogni modo queste aspettative, che sono di riscatto sociale, di rivalsa sui ricchi, di giustizia contro i prepotenti.

Ma se mi accorgo che, alla fine, erano tutte e solo promesse, che non c’è nessun cambiamento, nessuna palingenesi, nessuna rivoluzione, come potrei reagire? La risposta razionale è una soltanto: il mio Leader, il mio Partito ha tradito le mie aspettative.

Questo vorrebbe dire che io ho sbagliato, che ho sacrificato il tempo e il mio denaro e la mia speranza per qualcuno che mi ha tradito, mi ha imbrogliato. Insomma, dovrei ammettere di essere stato uno stupido, uno sciocco, e di essermi illuso ancora una volta.

È in questi casi che, provvidenziale come un’aspirina per il mal di testa, arriva la teoria del complotto: non è il mio Leader o il mio Partito ad aver sbagliato, ma è il Nemico ad aver impedito loro di fare ciò che avevano promesso.
Sono gli Illuminati ad aver intralciato il cammino del mio Leader, oppure i Massoni o gli Ebrei, meglio ancora se mettiamo tutto insieme: massoni ebrei che appartengono alla setta degli Illuminati.

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