Da studenti si sorrideva delle grida dei governatori spagnoli di cui Manzoni si faceva beffa; come non ricordare, ad esempio, la pomposità e la vacua autorità di quell' "Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia”?
Non è che ci sia allontanati molto da quei secoli. L'Italia dell'emergenza Coronavirus è riuscita a produrre 4 dicasi 4 diversi modelli di autocertificazione in poche settimane, necessari per recarsi a fare la spesa o per tutti quegli spostamenti urgenti e indispensabili.
In giorni drammatici, di lutti a migliaia, i burocrati (ma chi sono, poi, questi burocrati? l'apparato dei funzionari pubblici? i politici? credo entrambi...) è come se vivessero in un altro pianeta, il pianeta Burocrazia appunto, dove evidentemente il Covid-19 non ha fatto la sua comparsa.
La burocrazia è come un Moloch mai soddisfatto e non si ferma, neanche davanti alla morte, anzi soprattutto davanti ad essa diventa tentacolare come non mai (e chi si è tristemente dovuto occupare della morte di un proprio caro ne sa qualcosa).
Naturalmente giustifica se stessa in questo modo: più i provvedimenti sono complessi, più sono efficaci. Lo faceva già nel Seicento raccontato dal Manzoni: quelle terribili grida avrebbero dovuto far tremare i bravi, e così il quarto modulo di autocertificazione dovrebbe fermare “i furbetti” che escono di casa per motivi non necessari.
E invece, è bene ricordarlo, quei provvedimenti, che oltre ad essere complessi sono ingarbugliati, contraddittori, incomprensibili, al solito favoriscono i furbetti e penalizzano la povera gente, esattamente come permettevano ai bravi di spadroneggiare ovunque, mentre il povero Renzo era ricercato dall'autorità.
All'inizio di questa crisi ho immaginato (ma solo per pochi minuti) che di fronte all'enormità di ciò che sta succedendo nel mondo, di fronte ai cambiamenti epocali che comporterà negli anni a seguire la crisi sanitaria che stiamo vivendo, anche la burocrazia italiana venisse, finalmente, contagiata non dal virus ma dal buonsenso.
Che una legge, un'ordinanza, una delibera, insomma un qualsiasi provvedimento governativo potesse essere letto da tutti e compreso subito, alla prima lettura. Che usasse un italiano piano e corretto, che eliminasse termini antiquati e, peraltro, adoperati quasi sempre a casaccio.
E invece no. Non importa se le strade sono vuote e i cimiteri pieni, se gli unici rumori che si avvertono sono le sirene delle ambulanze, non importa se hai finito l'inchiostro della stampante, se sei concentrato a pensare quale sia il supermercato con meno gente: l'unica cosa davvero importante è compilare correttamente il modulo di autocertificazione. Insomma, la vittoria della forma sul contenuto, dell'inutile (non superfluo, ma proprio inutile) sul necessario.
Questa volta hanno aggiunta una dicitura che obbliga il cittadino (perché la legge non ammette ignoranza, come stabilisce il codice penale italiano) a riportare i provvedimenti del presidente della regione in cui si risiede ed eventualmente di quelli della regione dove ci si sposta.
Ecco il testo esatto aggiunto nel Quarto Modello di Autocertificazione:
di essere a conoscenza delle ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente della Regione ____________________ (indicare la Regione di partenza) e del Presidente della Regione ____________________ (indicare la Regione di arrivo) e che lo spostamento rientra in uno dei casi consentiti dai medesimi provvedimenti _____________ __________________________________________________ (indicare quale);
Quindi, secondo gli abitanti del pianeta Burocrazia, ciascuno di noi dovrebbe conoscere a menadito tutti i provvedimenti emessi e citarli in modo appropriato.
Nelle Marche, la regione in cui abito, il presidente ha emesso ben 10 ordinanze. Non lo sapevo, e ho dovuto fare una ricerca su internet (cosa che non tutti i cittadini possono fare, non dimentichiamolo).
A questo punto cosa faccio? Mi studio tutte e dieci le ordinanze, punto per punto, poi magari telefono a un amico avvocato per capire quali si debbano esattamente citare e scrivo anche all'ufficio di presidenza della Regione, dove i funzionari sicuramente avranno un sacco di tempo da perdere per rispondere a me, oppure senza perdere tempo nel modulo scrivo: “Ordinanze n. 1/2020; n. 2/2020; n. 3/2020; n. 4/2020; n. 5/2020; n. 6/2020; n. 7/2020; n. 8/2020; n. 9/2020, n. 10/2020”?

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