La nostra memoria non solo è corta, ma è la più grande falsificatrice che abbiamo. Ci tende tranelli e trabocchetti, ci fa dimenticare a distanza di giorni ciò che è accaduto, se questo va contro le nostre certezze. L'emergenza dovuta al coronavirus lo dimostra appieno. È un banco di prova tremendo ma efficace ed è una nuova dimostrazione di come la teoria del Cigno Nero, che è un pezzo fondante della teoria del Caos, non sia nemmeno stata presa in esame dalla maggior parte dei nostri politici, dei nostri scienziati (tranne poche eccezioni).
L'appello inascoltato di Burioni
Quando il medico Roberto Burioni a fine gennaio 2020 lancia l'allarme ma sembra che nessuno, o quasi, lo prenda sul serio. Come al solito, preferiamo conferme alle nostre stesse idee, piuttosto che elementi che le mettano in discussione (è un concetto già esaminato nel post in cui scrivo su perché crediao alle teorie complottiste, chi fosse interessato a leggerlo lo trova qui).Il 3 febbraio il medico fermignanese twitta “la migliore arma per fermare l’epidemia è isolare chi ha contratto l’infezione”. Oggi ci sembra ovvio, perfino scontato, ma allora nessuno prende misure preventive (preventivo: che previene il danno, non che lo contiene post). Qualcuno ricorda come rispose il giornalista Marco Travaglio? Il direttore del Fatto Quotidiano lo prende in giro e twitta: "Fortuna che ci sono scienziati come lui, sennò non ci arrivava nessuno".
Qualcuno lo taccia perfino di razzismo, con la solita arroganza (che è equamente spartita fra destra e sinistra) che in Italia ideologizza anche i consigli medici. E lo stesso 3 febbraio, a L'aria che tira" su La 7, Burioni è costretto a fare esempi elementari per farsi comprendere: "Se ho accanto un laziale con la tosse, gente a me cara, mi allontano perché temo l'influenza: non è razzismo".
Il 7 febbraio, Burioni è costretto di nuovo a giustificarsi. Scrive La Repubblica:
"Il virus in Cina potrebbe essere fuori controllo, ma da noi non c'è ancora. L'unica possibilità che abbiamo per non farlo entrare è solo, e solamente, la quarantena di chi rientra". Lo afferma sul sito Medical Facts il medico e virologo Roberto Burioni, secondo cui la quarantena è una misura che va applicata a "tutti, senza distinzione. Non è razzismo, ma un semplice ed elementare gesto di autodifesa, che agli isolati costa un lieve disagio e a noi fornisce una infinita sicurezza, evitando infine odiose e inutili discriminazioni. Peraltro - osserva Burioni - quanto siamo tutti uguali ce lo rammenta il virus, che colpisce chiunque, senza fare distinzioni di sesso, nazionalità, censo o aspetto fisico. La scienza non è democratica, il coronavirus decisamente sì".
Lo scorso 17 febbraio Burioni chiede la quarantena per i cinesi che rientravano in Italia: "E' assolutamente necessario che i 2.500 cinesi che rientreranno dalla Cina in Toscana rimangano per 14 giorni in quarantena" (fonte: La Nazione)
Burioni non deve essere una persona simpatica, a volte il suo discutibile concetto che la scienza non è democratica, sembra una dichiarazione di guerra contro chi vorrebbe che la scienza fosse almeno trasparente, ma oggi tutti, o quasi, riconoscono che Burioni aveva ragione. Nessuno, però, rammenta i suoi appelli, le sue dichiarazioni cadute nel vuoto da gennaio a oggi. Peccato.
L'ordinanza illeggittima e poi legittima di Ischia
Un altro esempio di rimozione riguarda l'ordinanza emessa dai comuni dell'isola di Ischia. Il 23 febbraio 2020 (dopo due giorni dall'avvio del contagio in Italia), i sei comuni isolani vietavano l'accesso ai residenti in Lombardia e Veneto e ai cinesi.Dopo poche ore, il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli bocciava il provvedimento e subito dopo il prefetto di Napoli annullava l'ordinanza. Perché? Per «i profili di illegittimità rilevati nell'ordinanza, ingiustificatamente restrittiva nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale e non in linea con le misure sinora adottate dal Governo».
Trascorrono pochi giorni e arriviamo al 6 marzo e l'ordinanza, improvvisamente, da illegittima diventa legittima, anzi necessaria, indispensabile. La emana il presidente della Regione Campania limitando l'accesso alle isole del Golfo di Napoli: Ischia, Procida e Capri. Nell'ordinanza si legge che la Regione Campania ordina: "La limitazione all'accesso alle isole del Golfo di Napoli di gruppi organizzati di visitatori provenienti dalle Regioni e Province di cui agli allegati 2 e 3 del Dpcm 1° marzo 2020, attraverso il divieto di imbarco con le isole a comitive di tali gruppi organizzati composti da più di sei persone".
Anche in questo caso si potrebbe dire che dal 23 febbraio al 6 marzo si sono inutilmente persi giorni.
L'Italia riparte. Anzi no
Andiamo avanti. Arriviamo al 27 febbraio: la trasmissione “Porta a Porta” si intitola “Riapre l'Italia?”. Dopo sei giorni, dunque, mentre i contagi sono in evidente e preoccupante crescita, qualcuno si chiede se l'Italia riparte. Oggi ci sembra addirittura inconcepibile, eppure è accaduto: su Rai Play è possibile rivedersi la puntata.La trasmissione apre con un video spot che oggi ci sembra lontanissimo e allucinante: Milano non si ferma. Nel video ci sono aperitivi, bar, gente che si abbraccia e si bacia: il video (a soli sei giorni dall'esplosione della crisi epidemica!) celebra l'Italia che esce, che viaggia, che non si ferma e che non ha paura. Pazzesco. Siamo davvero senza memoria.
Bruno Vespa a inizio trasmissione definisce il video “un ricostituente”, in studio c'è anche il ministro Francesco Boccia: per lui il filmato è “straordinario”.
Boccia boccia l'ordinanza.
Boccia, che è ministro per gli Affari Regionali, nella stessa trasmissione si vanta – mentre Vespa ridacchia - di aver bocciato l'ordinanza del presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli che chiudeva le scuole e vietava le manifestazioni. Ascoltiamo le parole di Boccia: "Avevo impugnato io il provvedimento (…) il presidente Ceriscioli è andato avanti per la sua strada, secondo me facendo un gravissimo errore, e prendendo probabilmente in ostaggio tutti i marchigiani".Capito? Insomma, Ceriscioli aveva giustamente adottato un comportamento previdente (perché si previene quando il danno ancora non c'è o non è così grave, e non dopo...) eppure il 27 febbraio il governo boccia la sua ordinanza e lo accusa di “scelta sbagliata, scellerata”. Oggi possiamo dire che aveva ragione Ceriscioli, e torto Boccia e Vespa. Ma chi se lo ricorderà?

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