venerdì 17 aprile 2020

Coronavirus fase 2. L'Italia riparte coi vivi, non coi morti

coronavirus fase 2

Meritiamo di estinguerci: quando assisto in tv a certe trasmissioni, come ieri sera Piazza Pulita, consolido la mia convinzione che  la razza animale che chiamiamo "umana" merita di sparire. Abbiamo la memoria di un moscerino, forse neanche quella. Il 21 febbraio comincia  l'ecatombe in Italia, e sei giorni dopo - sei giorni dopo! a strage iniziata - tutti esultano (governo e opposizione, senza grandi differenze) davanti alla geniale campagna "Milano riparte", "l'Italia riparte". Si riparte, certo: direzione ospedale o direzione cimitero.


Che ci siano al 16 aprile 22.170 morti (e probabilmente il numero reale è più del doppio: basta confrontare i morti del 2019 e quelli di quest'anno, come ha fatto l'Istat su un campione di comuni), che la media settimanale dei morti sia più alta di quella dei morti della Seconda guerra mondiale, che qualche giorno fa decine e decine di camion militari portavano via le bare da Bergamo; che i morti per influenza nella stagione 2018-2019 siano stati 205, non importa. Tutto questo non conta.

Coronavirus e fase 2: ieri gli eroi erano i medici, oggi sono i bagnini...

Intervista su Il Resto del Carlino al primario dell'ospedale di Pesaro Letterio Morabito.


Siamo un paese dove non si fa una campagna generalizzata di tamponi, e quindi io potrei benissimo essere positivo senza saperlo, senza sintomi, e contagiare e uccidere inconsapevolmente altre persone. Siamo un paese dove ciascuno di noi conosce almeno tre o quattro casi di individui malati, con tutti i sintomi di coronavirus diagnosticati magari dal medico di famiglia, ma che non rientrano nelle statistiche ufficiali poiché nessuno ha fatto loro il tampone. Siamo un Paese dove il sistema sanitario tanto decantato ("il migliore del mondo!" esclamavano gongolanti i politici davanti alle telecamere) ha costretto i medici, soprattutto nei primi giorni, a decidere quali cure dovesse ricevere l'uno o l'altro paziente. Ci siamo entusiasmati e commossi per medici e infermieri negli ospedali, ma adesso abbiamo già cambiato eroi: gli imprenditori e i bagnini sono i nuovi eroi, quelli che vogliono riaprire.

Siamo tutto questo, e per assurdo non siamo i peggiori, anzi.
In Spagna e in Gran Bretagna, gli sventurati, ai primi numeri in calo, avevano iniziato a riaprire, e subito hanno avuto migliaia di contagi e centinaia di morti in più. In Spagna, ad esempio, ci sono stati solo ieri 5.183 contagi, la cifra più alta dallo scorso 9 aprile, mentre i decessi sono stati 551, portando il numero totale a 19.130. La peste del terzo millennio non perdona.

Coronavirus e Fase 2: si chiamano "morti", non "costi"

La televisione, le dichiarazioni ufficiali lasciano intendere che il contagio epidemico è in calo, quasi che tutto stia quasi per finire: un paio di settimane ed è concluso, dimenticato.
Ieri sera a Piazza Pulita arriva la sottosegretaria con delega al Turismo e la cosa più preoccupante è dirci se questa estate andremo o no al mare. Il conduttore Formigli si interroga su quale figura ci faremmo se in Francia riaprissero le scuole e da noi in Italia no. Telese si innervosisce e continua a chiedere "dovete dirci costi e benefici delle riaperture".

Ecco, bravo Telese, parliamoci con chiarezza, e chiamiamo le cose col loro nome, senza infingimenti, senza eufemismi. Quelli che chiamiamo "costi" in realtà sono i "morti". La domanda, dunque, proviamo a riformularla: "dovete dirci quanti morti ci saranno se riapriremo tutto". E chissà se questa volta a morire saranno gli anziani, o i quaranta-cinquantenni o i giovani.
Quanti morti siamo disposti ad accettare? Siamo disposti ad avere un morto per famiglia (andatevi a rileggere quanti morti si prevedevano in Italia nelle proiezioni di fine gennaio - primi di febbraio)? Qual è il costo accettabile? Per non parlare, poi, del costo economico delle spese sanitarie di fronte a una nuova ondata di Covid-19.

Raramente mi capita di trovarmi d'accordo con gli esponenti sindacali, ma questa volta sono costretto a farlo e a sottoscrivere quel che dice Landini della Cgil: l'importante non è quando riaprire, ma come riaprire.

L'importante non è la figuraccia che faremo con altri paesi europei, ma se riaprendo le scuole i bambini saranno veicolo di contagio, se rischieranno di ammalarsi in forme gravi; l'importante non è il rapporto costi-benefici, ma accettare - e avere il coraggio di affermarlo pubblicamente - che la fine del lockdown porterà quanti? altri cinquemila morti? altri diecimila?

Mi spaventa questa duplice cecità: ciechi verso il passato, ciechi verso il futuro. Alla totale mancanza di memoria, abbiniamo anche l'incapacità di guardare al futuro. Nessuno, credo, ama vivere in isolamento e nessuno si augura che questa fase di lockdown duri ancora a lungo. A nessuno piace fermare fabbriche e pubblici esercizi. Ma non ci stiamo ponendo il problema più serio: come ne vogliamo uscire.

Vogliamo ancora sacche per i cadaveri?

Ci sono farmaci già efficaci (come alcuni autorevoli quotidiani hanno scritto) e il governo ne ha ordinato la produzione massiva? C'è un piano che partirà subito per effettuare il tampone a tutta la popolazione italiana, così da isolare i contagiati? La burocrazia italiana ha finalmente sbloccato tutto e nel giro di cinque o sei giorni si possono avere autorizzazioni per produrre decine di milioni di mascherine?

Queste sono le risposte che dovremmo attenderci dal governo, dalle istituzioni medico-scientifiche, dalle associazioni delle imprese. E invece, ancora una volta, trasformiamo tutto in polemica politica. Tutto, anche i dati sui morti e sui contagiati, anche la strage di anziani in quelle che avrebbero dovuto essere residenze protette, anche i farmaci, anche le modalità di protezione: tutto è adoperato solo a fini di polemica politica. Pazzesco. Pazzesco e idiota. Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato:
"All'interno degli Stati bisogna lottare uniti, il virus può infilarsi tra le fratture della politica. Il focus di tutti i partiti politici deve essere salvare le persone. Non politicizzate questo virus. Se non volete ancora più sacche per i cadaveri, non vi dividete". 

Dovremmo riflettere almeno su una cosa: nessun cadavere farà l'imprenditore, nessun cadavere andrà mai al mare a prendere il sole, nessun cadavere frequenterà la scuola o l'università. Cerchiamo di averlo ben chiaro. L'Italia riparte coi vivi, non coi morti.

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